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(ansa)

Ramadan a Venezia

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La prima cosa bella di mercoledì 28 ottobre 2020 è una sensazione di già visto, già vissuto, che mi prende guardando la fotografia dell’oste di Mestre che ha aperto il ristorante e imbandito la tavola, invitando il sindaco di Venezia alle 5 del mattino, poco prima dell’alba. Che cosa mi ricorda? Il mese del Ramadan. Un mese di divieti, di attività negate o possibili soltanto in orari sfasati. Vivendo in Egitto e Libano ne ho sperimentati alcuni. E’ sempre difficile adeguarsi ai comandi di un’autorità in cui non credi. E’ strano mangiare fuori tempo, quando il filo bianco e quello nero sono indistinguibili. Durante il giorno poi, uffici chiusi (forse facevano già smart working). Niente cinema, tutti in casa a guardare le serie televisive in 30 puntate girate apposta per quel periodo. Nelle strade vedevi soltanto gente arrabbiata, pronta a litigare per tutto e c’era da capirla: a un certo punto la fame …
La prima cosa bella di mercoledì 28 ottobre 2020 è una sensazione di già visto, già vissuto, che mi prende guardando la fotografia dell’oste di Mestre che ha aperto il ristorante e imbandito la tavola, invitando il sindaco di Venezia alle 5 del mattino, poco prima dell’alba. Che cosa mi ricorda? Il mese del Ramadan. Un mese di divieti, di attività negate o possibili soltanto in orari sfasati. Vivendo in Egitto e Libano ne ho sperimentati alcuni. E’ sempre difficile adeguarsi ai comandi di un’autorità in cui non credi. E’ strano mangiare fuori tempo, quando il filo bianco e quello nero sono indistinguibili. Durante il giorno poi, uffici chiusi (forse facevano già smart working). Niente cinema, tutti in casa a guardare le serie televisive in 30 puntate girate apposta per quel periodo. Nelle strade vedevi soltanto gente arrabbiata, pronta a litigare per tutto e c’era da capirla: a un certo punto la fame li rendeva non più concilianti e si sfogavano come potevano. L’idea iniziale era che tutto questo ricordasse la via per la salvezza, anche se in Medio Oriente si continuava a morire. Aiutava il pensiero che il sacrificio avesse una data finale certa e prestabilita. Non mi conforta che il prossimo termini non il 24 novembre 2020, ma l’11 maggio 2021, però si viene a patti con il destino. Si pregava molto, la sensazione era non ci fosse altro da fare. Ha sempre funzionato.