La prima cosa bella di lunedì 16 novembre 2020 è l'interruttore sulla parete della stanza di Jannik Sinner da bambino. Uno dei segreti della sua riuscita. Lo ha raccontato a Stefano Semeraro, che lo riporta nel libro su "come è arrivato al tennis". Dice: "Miravo ad accendere e spegnere la luce colpendo l'interruttore con la pallina. E a volte il vicino bussava al muro".
Ora: può sembrare una semplice questione di gioco, di allenamento, di puntamento che si affina. Alla fine: una piccola ossessione calibrata dalla ripetizione. E fondamentalmente inutile. Ripensateci. Pallina spegne la luce. Pallina la riaccende. Esiste una profonda differenza tra il primo e il secondo gesto. In un caso la stanza è illuminata, colpire il bersaglio non è poi difficile. Nel secondo caso la pallina rimbalza nel buio che si è creato, bisogna afferrarla al volo nell'oscurità e rilanciarla verso un obiettivo diventato inv…
Ora: può sembrare una semplice questione di gioco, di allenamento, di puntamento che si affina. Alla fine: una piccola ossessione calibrata dalla ripetizione. E fondamentalmente inutile. Ripensateci. Pallina spegne la luce. Pallina la riaccende. Esiste una profonda differenza tra il primo e il secondo gesto. In un caso la stanza è illuminata, colpire il bersaglio non è poi difficile. Nel secondo caso la pallina rimbalza nel buio che si è creato, bisogna afferrarla al volo nell'oscurità e rilanciarla verso un obiettivo diventato inv…
La prima cosa bella di lunedì 16 novembre 2020 è l'interruttore sulla parete della stanza di Jannik Sinner da bambino. Uno dei segreti della sua riuscita. Lo ha raccontato a Stefano Semeraro, che lo riporta nel libro su "come è arrivato al tennis". Dice: "Miravo ad accendere e spegnere la luce colpendo l'interruttore con la pallina. E a volte il vicino bussava al muro".
Ora: può sembrare una semplice questione di gioco, di allenamento, di puntamento che si affina. Alla fine: una piccola ossessione calibrata dalla ripetizione. E fondamentalmente inutile. Ripensateci. Pallina spegne la luce. Pallina la riaccende. Esiste una profonda differenza tra il primo e il secondo gesto. In un caso la stanza è illuminata, colpire il bersaglio non è poi difficile. Nel secondo caso la pallina rimbalza nel buio che si è creato, bisogna afferrarla al volo nell'oscurità e rilanciarla verso un obiettivo diventato invisibile. E' lì l'ostacolo che ci si abitua a superare.
Il piccolo Jannik non stava perfezionando la mira, ma la capacità di continuare a giocare nelle tenebre, di trovare la direzione quando sei sotto di due game e l'altro ha la palla del set, di riprendere la vita quando sarà necessario perché starà sfuggendo di mano. On, off. On, off. E' così che funziona. E' la seconda fase che genera un campione. La si attraversa per poterlo diventare.
Ora: può sembrare una semplice questione di gioco, di allenamento, di puntamento che si affina. Alla fine: una piccola ossessione calibrata dalla ripetizione. E fondamentalmente inutile. Ripensateci. Pallina spegne la luce. Pallina la riaccende. Esiste una profonda differenza tra il primo e il secondo gesto. In un caso la stanza è illuminata, colpire il bersaglio non è poi difficile. Nel secondo caso la pallina rimbalza nel buio che si è creato, bisogna afferrarla al volo nell'oscurità e rilanciarla verso un obiettivo diventato invisibile. E' lì l'ostacolo che ci si abitua a superare.
Il piccolo Jannik non stava perfezionando la mira, ma la capacità di continuare a giocare nelle tenebre, di trovare la direzione quando sei sotto di due game e l'altro ha la palla del set, di riprendere la vita quando sarà necessario perché starà sfuggendo di mano. On, off. On, off. E' così che funziona. E' la seconda fase che genera un campione. La si attraversa per poterlo diventare.