La prima cosa bella di mercoledì 18 novembre 2020 è il sipario di Chagall, che non separa la realtà dallo spettacolo. E’ andato all’asta ieri a New York. Ha dimensioni impossibili: è alto 20 metri e largo 13. Fu creato per una rappresentazione del Flauto magico di Mozart nel 1965. E’ una fantasia senza freni: fondo rosso, scintille dorate, figure danzanti. Nelle vetrate Chagall aveva per complice la luce, qui giocava da solo, prendendosi tutto il campo. Lo creò per la platea in attesa, perché non ci fosse un divisorio tra la vita e l’arte, perché tutto cominciasse prima del tempo. Le persone accorrono agli spettacoli per farsi pubblico, folla, e tenere lontana la morte. Quel sipario inneggiava alla loro scelta. Lo comprò un miliardario armeno, per metterlo in un museo a Yerevan che non apre mai: oltre le sue porte donne cortesi passano l’aspirapolvere annuendo e muovono l’indice in cerchio: &ld…
La prima cosa bella di mercoledì 18 novembre 2020 è il sipario di Chagall, che non separa la realtà dallo spettacolo. E’ andato all’asta ieri a New York. Ha dimensioni impossibili: è alto 20 metri e largo 13. Fu creato per una rappresentazione del Flauto magico di Mozart nel 1965. E’ una fantasia senza freni: fondo rosso, scintille dorate, figure danzanti. Nelle vetrate Chagall aveva per complice la luce, qui giocava da solo, prendendosi tutto il campo. Lo creò per la platea in attesa, perché non ci fosse un divisorio tra la vita e l’arte, perché tutto cominciasse prima del tempo. Le persone accorrono agli spettacoli per farsi pubblico, folla, e tenere lontana la morte. Quel sipario inneggiava alla loro scelta. Lo comprò un miliardario armeno, per metterlo in un museo a Yerevan che non apre mai: oltre le sue porte donne cortesi passano l’aspirapolvere annuendo e muovono l’indice in cerchio: “Dopo!” “Mai!” “Siete tutti matti!”. Era troppo grande anche per quelle stanze, che pure ospitano una cascata. Non lo appesero mai. Ripiegato in una cassa, fu rispedito a New York. Ci si chiedeva chi mai potesse volerlo comprare e per farne cosa. C’era una sola soluzione sensata: le Nazioni Unite. Lo appendessero in cima al Palazzo di vetro e alla mezzanotte del 31 dicembre 2020 alzassero il sipario più grande del mondo su un anno diverso, spettacolare, libero dal male.