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Il gatto di Murakami

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La prima cosa bella di mercoledì 25 novembre 2020 è il gatto di Murakami e la parabola che lo conduce alla salvezza. È uscito (da Einaudi) questo racconto illustrato dello scrittore giapponese, con un titolo a prima vista respingente: Abbandonare un gatto. Non per spoiler (la verità arriva alla terza pagina), ma per evitare che venga frainteso, dirò subito che si parla in realtà del padre, con il quale il piccolo Haruki va per lasciare una gatta sulla spiaggia. Quando tornano a casa la trovano ad attenderli. Il padre è dapprima sorpreso, poi ammirato, infine sollevato. Il punto diventa: come ha fatto il gatto a tornare, e prima di loro? L’autore rimanda al mistero. È probabile si tratti di un sogno. Del bambino, generato dalla cattiva coscienza per non essersi opposto? Difficile, lo saprebbe. Del padre, che percorre gradi di consapevolezza? Impossibile perché nel racconto della sua vita l’uomo poi non prog…
La prima cosa bella di mercoledì 25 novembre 2020 è il gatto di Murakami e la parabola che lo conduce alla salvezza. È uscito (da Einaudi) questo racconto illustrato dello scrittore giapponese, con un titolo a prima vista respingente: Abbandonare un gatto. Non per spoiler (la verità arriva alla terza pagina), ma per evitare che venga frainteso, dirò subito che si parla in realtà del padre, con il quale il piccolo Haruki va per lasciare una gatta sulla spiaggia. Quando tornano a casa la trovano ad attenderli. Il padre è dapprima sorpreso, poi ammirato, infine sollevato. Il punto diventa: come ha fatto il gatto a tornare, e prima di loro? L’autore rimanda al mistero. È probabile si tratti di un sogno. Del bambino, generato dalla cattiva coscienza per non essersi opposto? Difficile, lo saprebbe. Del padre, che percorre gradi di consapevolezza? Impossibile perché nel racconto della sua vita l’uomo poi non progredirà. Più probabile sia del gatto, che in realtà resta fermo nella sua cuccia. Vede padre e figlio rientrare e si accorge che quello dell’abbandono è stato soltanto un brutto sogno. Un archetipo. “Abramo aveva un figlio di nome Isacco. Isacco aveva un gatto”. Il resto potete immaginarlo da voi. Il resto è la episodica, ma istruttiva pietà dell’universo.