La prima cosa bella di giovedì 3 dicembre 2020 è l'ultima messa di Natale. L'ultima a cui ho assistito. Nel lontano, lontanissimo 2019. Ero a Bologna. Dopo cena andai, da cronista, alla stazione centrale. Scesi le scale, avanzai nel labirinto, fino in fondo all'atrio dell'alta velocità, dove non c'è più nulla, solo spazio, colonne, una enorme vetrata. Sarà che ogni vuoto allude al sacro, saranno le forme dell'architettura, ma quella parte di stazione è stata chiamata "la cattedrale". E allora la notte della vigilia di Natale l'arcivescovo della città, Matteo Zuppi, la tratta come tale. Trascina con sé i senzatetto e i residenti dei colli, i mendicanti e i commercianti. Mettono sedie pieghevoli, guardano lontano, cantano. Una lunga sosta dove tutti accorrono, il fermo immagine di un film d'azione, ma anche la riunione temporanea di tutti i possibili destini. Il miracolo p…
La prima cosa bella di giovedì 3 dicembre 2020 è l'ultima messa di Natale. L'ultima a cui ho assistito. Nel lontano, lontanissimo 2019. Ero a Bologna. Dopo cena andai, da cronista, alla stazione centrale. Scesi le scale, avanzai nel labirinto, fino in fondo all'atrio dell'alta velocità, dove non c'è più nulla, solo spazio, colonne, una enorme vetrata. Sarà che ogni vuoto allude al sacro, saranno le forme dell'architettura, ma quella parte di stazione è stata chiamata "la cattedrale". E allora la notte della vigilia di Natale l'arcivescovo della città, Matteo Zuppi, la tratta come tale. Trascina con sé i senzatetto e i residenti dei colli, i mendicanti e i commercianti. Mettono sedie pieghevoli, guardano lontano, cantano. Una lunga sosta dove tutti accorrono, il fermo immagine di un film d'azione, ma anche la riunione temporanea di tutti i possibili destini. Il miracolo più grande è che avvenga proprio dove si separano, con un saluto frettoloso o un abbraccio caldo, comunque divisi, in futuri che non si parleranno più. Per la cronaca, quando la messa cominciò erano le 9 e 30 (ma avrebbero potuto essere le 6). Non erano tradizionali né lo spazio né il tempo, ma era una cosa vera, più vera di quella a cui passai nell'ora e luogo consacrato, tra "plezze e paltò". E allora: di cosa si sta parlando?