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Notte in corsia

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La prima cosa bella di lunedì 21 dicembre 2020 è, anche se può riuscire difficile crederlo, una corsia d’ospedale di notte. Quando il peggio è passato e capisci che il sollievo è una forma di felicità. Forse la più disponibile. Mi è capitato anni fa, proprio in questo periodo dell’anno: nei giorni di festa tacciono i campanelli delle chiamate, i camici non svolazzano, i vetri non tintinnano. Di notte cala un velo trasparente. Mi sono alzato, per sperimentare la sensazione di poterlo fare. Sono uscito nel corridoio. C’era il silenzio delle tregue. Uno sconosciuto russava. Un altro rispondeva tossendo. Deserte le nicchie per i visitatori. Un albero di Natale brillava intermittente, svolgendo il suo dovere per il dovere. La pace esiste veramente soltanto dopo una guerra, sennò chi se n’accorge? La trincea d’ospedale viveva il suo tempo sospeso. L’orologio a muro segnava le due. Un medico mi…
La prima cosa bella di lunedì 21 dicembre 2020 è, anche se può riuscire difficile crederlo, una corsia d’ospedale di notte. Quando il peggio è passato e capisci che il sollievo è una forma di felicità. Forse la più disponibile. Mi è capitato anni fa, proprio in questo periodo dell’anno: nei giorni di festa tacciono i campanelli delle chiamate, i camici non svolazzano, i vetri non tintinnano. Di notte cala un velo trasparente. Mi sono alzato, per sperimentare la sensazione di poterlo fare. Sono uscito nel corridoio. C’era il silenzio delle tregue. Uno sconosciuto russava. Un altro rispondeva tossendo. Deserte le nicchie per i visitatori. Un albero di Natale brillava intermittente, svolgendo il suo dovere per il dovere. La pace esiste veramente soltanto dopo una guerra, sennò chi se n’accorge? La trincea d’ospedale viveva il suo tempo sospeso. L’orologio a muro segnava le due. Un medico mi aveva insegnato che da lì all’alba c’è il confine notturno della vita. Qualcuno, senza neppure accorgersene, scivola dall’altra parte. Oppure, passa la nottata e brinda a latte e biscotti. Appoggiato alla parete nella semioscurità facevo da sentinella, illudendomi di poter respingere assalti a chiunque. C’era nell’aria qualcosa, difficile darle un nome. Lo stesso medico mi aveva citato un grande anatomista dell’Ottocento, von Virchow: “Ho eseguito migliaia di autopsie e non ho mai trovato l’anima”. Credo cercasse nel posto sbagliato.