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Il ping pong russo

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La prima cosa bella di martedì 2 febbraio 2021 è il ping pong russo, non la roulette russa, il ping pong. Anche se, per certi versi, le due cose si assomigliano molto. Ho cominciato a seguire qualche partita dopo che il New York Times ha raccontato che durante la pandemia si era scatenato un boom di scommesse e non si è fermato neppure quando gli altri sport sono tornati. Ha un fascino ipnotico. Si svolge a qualunque ora del giorno e della notte. In sale anonime, con le pareti coperte da teloni, come fossero prigioni per ostaggi, da cui escono video che non devono consentire la localizzazione. Probabilmente sono scantinati, ex saune condominiali. I giudici di gara segnano il punteggio girando le cifre a mano, su una specie di calendario che ruota. I giocatori hanno ogni possibile età e non sono dei fenomeni. Non c’è davvero motivo per puntare su Lobanov o Kovalev, o Zhurba. Sono inespressivi e distanti, sembrano l’incarnazione del primo v…
La prima cosa bella di martedì 2 febbraio 2021 è il ping pong russo, non la roulette russa, il ping pong. Anche se, per certi versi, le due cose si assomigliano molto. Ho cominciato a seguire qualche partita dopo che il New York Times ha raccontato che durante la pandemia si era scatenato un boom di scommesse e non si è fermato neppure quando gli altri sport sono tornati. Ha un fascino ipnotico. Si svolge a qualunque ora del giorno e della notte. In sale anonime, con le pareti coperte da teloni, come fossero prigioni per ostaggi, da cui escono video che non devono consentire la localizzazione. Probabilmente sono scantinati, ex saune condominiali. I giudici di gara segnano il punteggio girando le cifre a mano, su una specie di calendario che ruota. I giocatori hanno ogni possibile età e non sono dei fenomeni. Non c’è davvero motivo per puntare su Lobanov o Kovalev, o Zhurba. Sono inespressivi e distanti, sembrano l’incarnazione del primo videogioco, quello con due segmenti e un punto che si spostavano. Loro spostano montagne di dollari. Probabile sia una lavanderia automatica, ma non solo. In tutti gli altri sport pretendi di intuire, di avere cognizioni che ti permettono di capire come finirà. Qui no: Lobanov e Kovalev sono l’universo che gioca a dadi truccati con dio. E tu non puoi farci niente, perchè è un universo parallelo, non rintracciabile. E’ il destino senza provvidenza. Quel che resta se togli l’anima. E’ niente. Un tocco, un rintocco. Punto.