La prima cosa bella di mercoledì 17 febbraio 2021 sono gli ultimi tennisti, incatenati ai loro gesti bianchi, sotto il frenetico assedio dei giocatori di padel. Li vedi, nei circoli, come i giornali in edicola mentre gli passano avanti indifferenti torme che leggono le notizie, o qualcosa di simile, sugli smartphone. Il rapporto dei campi a disposizione si è invertito nell’arco di un paio d’anni, una rimonta che manco il Barcellona fa o subisce: da 8 a 3 a 3 a 8. Mentre giochi ti portano via il tappeto sotto i piedi: in estate lì faranno il campo padel vip, con lo spogliatoio dedicato, provvisto di docce emozionali. Gli ultimi tennisti giocano in singolo, sudano, lasciano uno spazio di possibilità tra le corde. Quelli del padel sono sempre in doppio, fanno allegria, ma hanno superfici che non concedono scampo. A tennis giocano ormai soltanto quelli che hanno visto Panatta e i bambini, ma i secondi smetteranno quando i genitori capiranno che non …
La prima cosa bella di mercoledì 17 febbraio 2021 sono gli ultimi tennisti, incatenati ai loro gesti bianchi, sotto il frenetico assedio dei giocatori di padel. Li vedi, nei circoli, come i giornali in edicola mentre gli passano avanti indifferenti torme che leggono le notizie, o qualcosa di simile, sugli smartphone. Il rapporto dei campi a disposizione si è invertito nell’arco di un paio d’anni, una rimonta che manco il Barcellona fa o subisce: da 8 a 3 a 3 a 8. Mentre giochi ti portano via il tappeto sotto i piedi: in estate lì faranno il campo padel vip, con lo spogliatoio dedicato, provvisto di docce emozionali. Gli ultimi tennisti giocano in singolo, sudano, lasciano uno spazio di possibilità tra le corde. Quelli del padel sono sempre in doppio, fanno allegria, ma hanno superfici che non concedono scampo. A tennis giocano ormai soltanto quelli che hanno visto Panatta e i bambini, ma i secondi smetteranno quando i genitori capiranno che non possono ricavarci granché. Abbiamo pudore di criticare il nuovo, ci sentiamo in dovere di provarlo e, per non sembrare superati, fingiamo di divertirci con Tik Tok e tiki taka, anche se ci manca il tuca tuca. Quanto a me, ho giocato a qualsiasi cosa, ho ancora la racchetta da squash, figurarsi, ma da quando, con la pandemia, ho ripreso il tennis, mi son chiesto perché non abbia invece ceduto al padel. E l’ho capito ieri: non è la gabbia, è che passi anni ad affinarti per metterla là, dove le righe s’incrociano. Per sentirla filare via. Ma quando ci riesci, nel tennis, non c’è rimbalzo, non c’è recupero. E’ un verdetto: è finita.