La prima cosa bella di giovedì 18 febbraio 2021 è quella che cercava Alberto Giacometti, l’artista a cui Stanley Tucci ha dedicato il documentario in onda stasera su Sky Arte.
Giacometti è la sua ossessione e un po’ anche la mia. Per la sua arte, certo, ma anche per la sua vita. C’è una splendida contraddizione che l’attraversa. Il più accanito plasmatore della materia (forse il principale dal Settimo Giorno), il creatore di una scultura (l’esile Uomo che cammina) venduta nel 2010 per 75 milioni di euro, non aveva alcun interesse per i beni materiali, men che meno per il denaro.
Visse l’ultimo amore con una donna dedita alla prostituzione. Non si preoccupò che lei lo derubasse, che aprisse le porte del suo misero studio ad amici ladri che tutto gli portarono via. Tutto era ancora niente. L’attese all’uscita di prigione con un’auto sportiva rosso fuoco in regalo. Le diede le chiavi e le ch…
Giacometti è la sua ossessione e un po’ anche la mia. Per la sua arte, certo, ma anche per la sua vita. C’è una splendida contraddizione che l’attraversa. Il più accanito plasmatore della materia (forse il principale dal Settimo Giorno), il creatore di una scultura (l’esile Uomo che cammina) venduta nel 2010 per 75 milioni di euro, non aveva alcun interesse per i beni materiali, men che meno per il denaro.
Visse l’ultimo amore con una donna dedita alla prostituzione. Non si preoccupò che lei lo derubasse, che aprisse le porte del suo misero studio ad amici ladri che tutto gli portarono via. Tutto era ancora niente. L’attese all’uscita di prigione con un’auto sportiva rosso fuoco in regalo. Le diede le chiavi e le ch…
La prima cosa bella di giovedì 18 febbraio 2021 è quella che cercava Alberto Giacometti, l’artista a cui Stanley Tucci ha dedicato il documentario in onda stasera su Sky Arte.
Giacometti è la sua ossessione e un po’ anche la mia. Per la sua arte, certo, ma anche per la sua vita. C’è una splendida contraddizione che l’attraversa. Il più accanito plasmatore della materia (forse il principale dal Settimo Giorno), il creatore di una scultura (l’esile Uomo che cammina) venduta nel 2010 per 75 milioni di euro, non aveva alcun interesse per i beni materiali, men che meno per il denaro.
Visse l’ultimo amore con una donna dedita alla prostituzione. Non si preoccupò che lei lo derubasse, che aprisse le porte del suo misero studio ad amici ladri che tutto gli portarono via. Tutto era ancora niente. L’attese all’uscita di prigione con un’auto sportiva rosso fuoco in regalo. Le diede le chiavi e le chiese soltanto un altro giro nella notte di Parigi, quando era la Parigi della notte. Diceva di lei che era la sua “dismisura”, il modo per uscire dalle cose. La volle accanto mentre moriva. Disse, infine: “Come mi sono dato da fare per niente”. Sbagliava.
Più di chiunque era andato vicino, con azioni e opere, all’ultima cosa bella: l’essenza.
Giacometti è la sua ossessione e un po’ anche la mia. Per la sua arte, certo, ma anche per la sua vita. C’è una splendida contraddizione che l’attraversa. Il più accanito plasmatore della materia (forse il principale dal Settimo Giorno), il creatore di una scultura (l’esile Uomo che cammina) venduta nel 2010 per 75 milioni di euro, non aveva alcun interesse per i beni materiali, men che meno per il denaro.
Visse l’ultimo amore con una donna dedita alla prostituzione. Non si preoccupò che lei lo derubasse, che aprisse le porte del suo misero studio ad amici ladri che tutto gli portarono via. Tutto era ancora niente. L’attese all’uscita di prigione con un’auto sportiva rosso fuoco in regalo. Le diede le chiavi e le chiese soltanto un altro giro nella notte di Parigi, quando era la Parigi della notte. Diceva di lei che era la sua “dismisura”, il modo per uscire dalle cose. La volle accanto mentre moriva. Disse, infine: “Come mi sono dato da fare per niente”. Sbagliava.
Più di chiunque era andato vicino, con azioni e opere, all’ultima cosa bella: l’essenza.