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Il libro infinito

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La prima cosa bella di venerdì 19 febbraio 2021 è non finire un libro. Ci sono due buone ragioni per non farlo. E ci si arriva solo con il tempo, superato il reverenziale rispetto per l'autore, non sempre dovuto.

La prima, più ovvia, è per raggiunta saturazione. Dice Fran Lebowitz: "La cosa più atroce non è quando un libro ti fa arrabbiare, ma quando te ne dimentichi. Smetti di leggere, fai un'altra cosa e poi ne cominci uno nuovo, lasciando scivolare via il precedente". L'ultimo libro che mi ha fatto arrabbiare iniziava con una scena di sesso via Skype. E finiva lì. L'ultimo che ho dimenticato non me lo ricordo più.

La seconda ragione per non finire la teorizza il compositore Giovanni Allevi: quando ti affezioni alla storia non vuoi abbandonarla, chiudendo il coperchio sulla tastiera, meglio allontanarsi dalla musica immaginando continui, mentre tu cambi stanza, casa, città. Non capita spesso, …
La prima cosa bella di venerdì 19 febbraio 2021 è non finire un libro. Ci sono due buone ragioni per non farlo. E ci si arriva solo con il tempo, superato il reverenziale rispetto per l'autore, non sempre dovuto.

La prima, più ovvia, è per raggiunta saturazione. Dice Fran Lebowitz: "La cosa più atroce non è quando un libro ti fa arrabbiare, ma quando te ne dimentichi. Smetti di leggere, fai un'altra cosa e poi ne cominci uno nuovo, lasciando scivolare via il precedente". L'ultimo libro che mi ha fatto arrabbiare iniziava con una scena di sesso via Skype. E finiva lì. L'ultimo che ho dimenticato non me lo ricordo più.

La seconda ragione per non finire la teorizza il compositore Giovanni Allevi: quando ti affezioni alla storia non vuoi abbandonarla, chiudendo il coperchio sulla tastiera, meglio allontanarsi dalla musica immaginando continui, mentre tu cambi stanza, casa, città. Non capita spesso, ma in questo momento sono nel mezzo dell'America, a un quarto del romanzo, pagina 151, con una coppia di anziani partiti da casa in auto, insieme con il gatto, i ricordi e il loro sfinito amore. E so che stavolta, a un certo punto, poco oltre pagina 500, anche io scenderò da L'ultima stagione di Don Robertson (Nutrimenti), in silenzio, cercando di non far rumore calpestando le foglie d'autunno, perché il loro viaggio possa continuare. E a volte penso che da ogni affetto dovremmo congedarci così: invece di guardare l'ultima riga, immaginandoci per sempre.