La prima cosa bella di mercoledì 17 marzo 2021, 160° anniversario dell'Unità d'Italia, è il dilemma di Giuseppe Garibaldi. Risolto alla sua maniera: esemplare.
Deposta la spada, languiva a Caprera, dove per campare scriveva romanzi, fortunatamente dimenticati, e sognava la costruzione di un porto per Roma, sistemando l'alveo del Tevere. Poiché i giornali scrissero che "faceva la fame" (in realtà: viveva di poco) partì una gara di donazioni e vitalizi, che il governo bloccò, volendo farsene carico.
La Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 1874 pubblicò una legge per cui gli si assegnava una rendita di 50mile lire annue, più una pensione della stessa cifra: per l'epoca, un patrimonio. Garibaldi rifiutò dichiarando: "Ne avrei perduto il sonno e ogni volta che mi fossero giunte notizie di depredazioni governative e di pubbliche miserie mi sarei coperto il volto dalla vergogna. Codesto g…
Deposta la spada, languiva a Caprera, dove per campare scriveva romanzi, fortunatamente dimenticati, e sognava la costruzione di un porto per Roma, sistemando l'alveo del Tevere. Poiché i giornali scrissero che "faceva la fame" (in realtà: viveva di poco) partì una gara di donazioni e vitalizi, che il governo bloccò, volendo farsene carico.
La Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 1874 pubblicò una legge per cui gli si assegnava una rendita di 50mile lire annue, più una pensione della stessa cifra: per l'epoca, un patrimonio. Garibaldi rifiutò dichiarando: "Ne avrei perduto il sonno e ogni volta che mi fossero giunte notizie di depredazioni governative e di pubbliche miserie mi sarei coperto il volto dalla vergogna. Codesto g…
La prima cosa bella di mercoledì 17 marzo 2021, 160° anniversario dell'Unità d'Italia, è il dilemma di Giuseppe Garibaldi. Risolto alla sua maniera: esemplare.
Deposta la spada, languiva a Caprera, dove per campare scriveva romanzi, fortunatamente dimenticati, e sognava la costruzione di un porto per Roma, sistemando l'alveo del Tevere. Poiché i giornali scrissero che "faceva la fame" (in realtà: viveva di poco) partì una gara di donazioni e vitalizi, che il governo bloccò, volendo farsene carico.
La Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 1874 pubblicò una legge per cui gli si assegnava una rendita di 50mile lire annue, più una pensione della stessa cifra: per l'epoca, un patrimonio. Garibaldi rifiutò dichiarando: "Ne avrei perduto il sonno e ogni volta che mi fossero giunte notizie di depredazioni governative e di pubbliche miserie mi sarei coperto il volto dalla vergogna. Codesto governo si cerchi complici altrove".
Si risolse ad accettare solo quando il governo cambiò e al potere andarono i suoi vecchi compagni. Ma le 100mila lire le divise così: 5mila a se stesso, 45 mila ai figli e 50mila per il finanziamento dei lavori sul Tevere. A quel punto, annullato il precedente matrimonio, poté sposare la donna che amava. Come dono, ricorda Luciano Bianciardi nella biografia Garibaldi, lei gli fece abbattere uno spuntone di roccia che impediva la vista del mare dalla stanza più bella e l'adornò di tricolori. Lui rimase estasiato. Per sua fortuna la vista non arrivava fino al Tevere, fino alla Roma 2021, alla città che voleva migliorare.
Deposta la spada, languiva a Caprera, dove per campare scriveva romanzi, fortunatamente dimenticati, e sognava la costruzione di un porto per Roma, sistemando l'alveo del Tevere. Poiché i giornali scrissero che "faceva la fame" (in realtà: viveva di poco) partì una gara di donazioni e vitalizi, che il governo bloccò, volendo farsene carico.
La Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 1874 pubblicò una legge per cui gli si assegnava una rendita di 50mile lire annue, più una pensione della stessa cifra: per l'epoca, un patrimonio. Garibaldi rifiutò dichiarando: "Ne avrei perduto il sonno e ogni volta che mi fossero giunte notizie di depredazioni governative e di pubbliche miserie mi sarei coperto il volto dalla vergogna. Codesto governo si cerchi complici altrove".
Si risolse ad accettare solo quando il governo cambiò e al potere andarono i suoi vecchi compagni. Ma le 100mila lire le divise così: 5mila a se stesso, 45 mila ai figli e 50mila per il finanziamento dei lavori sul Tevere. A quel punto, annullato il precedente matrimonio, poté sposare la donna che amava. Come dono, ricorda Luciano Bianciardi nella biografia Garibaldi, lei gli fece abbattere uno spuntone di roccia che impediva la vista del mare dalla stanza più bella e l'adornò di tricolori. Lui rimase estasiato. Per sua fortuna la vista non arrivava fino al Tevere, fino alla Roma 2021, alla città che voleva migliorare.