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L’apeirogon

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La prima cosa bella di venerdì 19 marzo 2021 è l’apeirogon, il poligono con un numero infinito di lati. Direte: non esiste, è una fantasia. E allora continuate pure a guardare le cose da un lato solo.

Continuate a non risolverle perché non ammettete l’altra possibilità. E un'altra ancora. Infinite possibilità. Per andare avanti, superare il conflitto, non farsi del male.

L’apeirogon è l’universo in cui viviamo, ma i più lo fanno seduti sul loro lato guardandosi la pancia da cui producono lo stesso borborigmo, giorno dopo giorno, a voce o per iscritto e lo chiamano verità. La verità è che il simbolo infinito apparve per la prima volta nel 1655 nell’opera Arithmetica Infinitorum di John Wallis. Indicando dove perderci. Che il matematico Galois, fervente repubblicano, brindò al re con in mano un coltello. Aveva fatto bene i conti. Che, lo sosteneva Platone, la conoscenz…
La prima cosa bella di venerdì 19 marzo 2021 è l’apeirogon, il poligono con un numero infinito di lati. Direte: non esiste, è una fantasia. E allora continuate pure a guardare le cose da un lato solo.

Continuate a non risolverle perché non ammettete l’altra possibilità. E un'altra ancora. Infinite possibilità. Per andare avanti, superare il conflitto, non farsi del male.

L’apeirogon è l’universo in cui viviamo, ma i più lo fanno seduti sul loro lato guardandosi la pancia da cui producono lo stesso borborigmo, giorno dopo giorno, a voce o per iscritto e lo chiamano verità. La verità è che il simbolo infinito apparve per la prima volta nel 1655 nell’opera Arithmetica Infinitorum di John Wallis. Indicando dove perderci. Che il matematico Galois, fervente repubblicano, brindò al re con in mano un coltello. Aveva fatto bene i conti. Che, lo sosteneva Platone, la conoscenza cercata dalla geometria è quella dell’eterno. Eppure ci si affanna intorno a un puntino, un istante.

La verità è che Apeirogon di Colum Mc Cann, appena uscito in Italia (Feltrinelli) è probabilmente quanto di meglio potrete leggere quest’anno. Non solo e non tanto per la storia centrale (il dolore e l’abbraccio di due padri, uno israeliano e uno palestinese) ma per le mille, letteralmente mille storie che gravitano interno, restituendo il senso dell’infinito in cui siamo immersi, lato, dopo lato, dopo lato.