La prima cosa bella di venerdì 7 maggio 2021 è il Giro di Alfonsina, la donna che nel 1924 prese parte alla corsa a tappe e mentre stava per arrendersi ne incontrò un’altra, più matta di lei. La sua storia è rievocata nel libro di Simona Baldelli Alfonsina e la strada. In un Giro senza campioni la iscrissero (togliendo la “a” finale al nome) per ravvivare l’interesse. Ce ne vorrebbe una anche al Giro che parte la prossima settimana. Un personaggio così: che a 14 anni pur di uscire di casa sposa un meccanico matto che le regala un cognome-profezia, Strada. Che corre per pagarne la retta al manicomio. Che non si fa appuntare una medaglia dal duce, ma dalla zarina sì. Che se ne frega di quel che le dicono, o peggio, le urlano. Che completa una tappa in 21 ore, sempre in sella. E che quando ne cade, sbandata da una raffica di vento, e spezza il manubrio, trova sul ciglio del fosso un angelo sporco, che la guarda e no…
La prima cosa bella di venerdì 7 maggio 2021 è il Giro di Alfonsina, la donna che nel 1924 prese parte alla corsa a tappe e mentre stava per arrendersi ne incontrò un’altra, più matta di lei. La sua storia è rievocata nel libro di Simona Baldelli Alfonsina e la strada. In un Giro senza campioni la iscrissero (togliendo la “a” finale al nome) per ravvivare l’interesse. Ce ne vorrebbe una anche al Giro che parte la prossima settimana. Un personaggio così: che a 14 anni pur di uscire di casa sposa un meccanico matto che le regala un cognome-profezia, Strada. Che corre per pagarne la retta al manicomio. Che non si fa appuntare una medaglia dal duce, ma dalla zarina sì. Che se ne frega di quel che le dicono, o peggio, le urlano. Che completa una tappa in 21 ore, sempre in sella. E che quando ne cade, sbandata da una raffica di vento, e spezza il manubrio, trova sul ciglio del fosso un angelo sporco, che la guarda e non capisce che cosa stesse facendo e soprattutto perché. Che le parla in dialetto abruzzese e conclude serafica: “Tu te na da Ji’ da écche”. Devi andartene da qui. E come, senza il manubrio? L’altra scrolla le spalle, se ne va a una capanna, riappare con due bambine che hanno le pezze ai piedi. Spezzano un manico di scopa, tagliano un pezzo di spago, infilano, legano e creano un manubrio d’emergenza. La mandano al traguardo così: “Come sei bella lì sopra, non scendere mai”. Glielo diceva anche il marito. Solo i matti vedono possibilità dove gli altri vedono ostacoli.