La prima cosa bella di lunedì 7 giugno 2021 è l'avvicinarsi dell'alba, espressione usata dall'assessore alla sanità lombarda, Letizia Moratti. Chissà dove ha fatto il militare?
Quelli della mia generazione, quando andavano soldati cominciavano appena partiti a contare "i giorni all'alba", facendo di quel countdown una ragione di vita, una progressione da "spine" a "nonni", ma la vita vera ri-cominciava soltanto alla fine: all'alba, appunto. Alcuni l'hanno aspettata invece in carcere e lì credo che il conteggio sia più pesante. Si mira all'alba come traguardo perché non è mai una nascita, ma una ri-nascita. In un vecchio film Vittorio De Sica tesse l'elogio dell'alba, delle finestre che la catturano, perché la considera, come sempre un po' snob, schiaffeggiandosi la pochette, "un momento esclusivo": tanti, praticamente tutti, assistono al tramonto, pochi all'alba.
Essendo tra quelli che si svegliano prima la vedo arrivare praticamente ogni giorno. Senza sollievo per la fine della notte, ma con lo stupore della nuova occasione. Non credo sia un caso che gli orientali tendano a svegliarsi all'alba e gli occidentali mirino ad addormentarsi poco prima. E' una bussola del mondo. Un segno del tempo. Una sola raccomandazione: quando arriverà l'alba, per un attimo, prima di ripartire, ricordarsi di chi è tramontato.