La prima cosa bella di lunedì 12 luglio 2021 è la cura per disintossicarsi dopo un mese di calcio in cui si è preso il tifo. Perché a molti sarà venuto il sospetto di sragionare, o no? Io adoro le operazioni controvento e trovo splendido che proprio durante la metamorfosi collettiva in calciodipendenti un editore (La nave di Teseo) pubblichi un libro illustrato, La sindrome del pallone, di Marcello Carrà, che comincia così: “Da poco più di un secolo un morbo si è gradualmente diffuso, assumendo i caratteri di una pestilenza debilitante: il bacillus calcisticus. Rimedi suggeriti? Un po’ estremi. Il pallostrazio: uno strumento che provoca il vomito alla vista del pallone. La cabina decalcificante: postazione in cui il paziente è bombardato di stimoli culturali afferenti alle belle arti. Stadi murati, in cui soggiornare cosparsi di caramello e inseguiti da vespe. Detto da uno che il calcio lo segue, ne scrive e ci pensa come diversivo nei momenti di noia (“allora, facciamo il calciomercato ideale della…Sampdoria”) può sembrare strano. Eppure capisco l’opinione. Credo però che il rimedio sia interno, sia il distacco come di certe valvole salvavita che avviene nel momento esatto in cui la cosa viene presa troppo sul serio (dai talebani interessati) e si presenta per un attimo spoglia di orpelli e senso, esattamente come la vedono i detrattori un po’ bacchettoni. Ha ragione Carrà: si giochi molto e si esageri poco!
La cura
di Gabriele Romagnoli