La prima cosa bella di martedì 20 luglio 2021 è la voce estenuata di Paolo Villaggio che legge per oltre sei ore il suo primo libro di Fantozzi. Una cosa mostruosa.
Ho sempre sostenuto, come molti, che i testi fossero imparagonabili ai film. Lo stesso Villaggio disse che avevano dovuto renderli fumettistici. A elevarli era la voce narrante che faceva da raccordo.
A cinquant’anni dalla prima pubblicazione, ormai introvabili i libri, mi hanno donato questo audiobook con la lettura, pagina dopo pagina, e perfino qualche inedito.
Nelle recensioni on line molti si dichiarano delusi perché la voce di Villaggio non è quella che ricordano nei film: non tuona, non scandisce. Piuttosto: arranca, talora incespica. Eppure proprio quella è la sua bellezza (è un giudizio che potete condividere o no ascoltando il podcast).
Villaggio insegue un fantasma, quello della sua più riuscita creatura. Hanno trascorso una vita insieme e stanno per sep…
La prima cosa bella di martedì 20 luglio 2021 è la voce estenuata di Paolo Villaggio che legge per oltre sei ore il suo primo libro di Fantozzi. Una cosa mostruosa.
Ho sempre sostenuto, come molti, che i testi fossero imparagonabili ai film. Lo stesso Villaggio disse che avevano dovuto renderli fumettistici. A elevarli era la voce narrante che faceva da raccordo.
A cinquant’anni dalla prima pubblicazione, ormai introvabili i libri, mi hanno donato questo audiobook con la lettura, pagina dopo pagina, e perfino qualche inedito.
Nelle recensioni on line molti si dichiarano delusi perché la voce di Villaggio non è quella che ricordano nei film: non tuona, non scandisce. Piuttosto: arranca, talora incespica. Eppure proprio quella è la sua bellezza (è un giudizio che potete condividere o no ascoltando il podcast).
Villaggio insegue un fantasma, quello della sua più riuscita creatura. Hanno trascorso una vita insieme e stanno per separarsi, lo saluta con tutta la malinconia di cui non era stato capace quando aveva dovuto infierire per seguire la trama, ne fa un eroe di spalle, al tramonto a cui chiede ancora una volta: “Permette?” e quello si alza, si sistema: “Ma che fa?”. “Credevo volesse ballare”.