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Don Fefè

(ansa)

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La prima cosa bella di giovedì 23 settembre 2021 è don Fefè (Ferdinando De Giorgi) ct della nazionale di pallavolo maschile, che ci regala il sospetto di potercela fare da soli. Da giorni studio il personaggio e la sua fascinazione. La mitologia racconta che in due settimane abbia cambiato il destino di un gruppo di uomini. La simbologia della comunicazione contemporanea tramanda la frase da time out ai suoi ragazzi: “State giocando la finale europea e avete delle facce…”. Non c’è altro, il resto è un sottinteso: beh, andate, giocate, fate del vostro meglio. Perché quella frase è stata ritenuta di svolta? O meglio: perché lo è effettivamente stata? Prima che ci facciano una maglietta con la scritta “Avete delle facce…”, un attimo. Puoi avere due tipi di allenatori/genitori/insegnanti: quelli che ti spiegano come fare continuamente (anche mentre lo fai) e quelli che ti spiegano che lo sai già fare, devi solo metterlo in pratica. Tutti vorremmo i secondi. Tutti vorremmo Don Fefè, mica Allegri che se ne esce borbottando: “E questi vogliono giocare nella Juventus”. Il punto è che prima bisogna insegnarlo, come si fa a vincere. O ti resta la faccia da perdente. Ma se ce n’è uno da cui vorrei impararlo, quello è don Fefè.