La prima cosa bella di mercoledì 29 settembre 2021 è una sera al Globe, un teatro che è davvero un mondo, un mondo a parte. Molti lo hanno conosciuto vedendolo in televisione, per i funerali di Gigi Proietti che lo volle, così fuori dal tempo, fratello della costruzione elisabettiana del 1599 dove recitò la compagnia di Shakespeare, chiunque fosse. In questo inizio di autunno martellano le assi sul palco le allegre comari di Windsor, in una versione contemporanea che scarica allegria ritrovata ed energia compressa. Il monologo sulla fama diventa una considerazione sui "rumours", i pettegolezzi trasformati in presunta informazione, la governante farabutta è gender fluid, una donnona coi baffi. Sembrano ammiccamenti, sciocchezze da cabaret e invece è senso nel senso. In quelle due ore siamo tutti al presente e indietro di secoli; siamo lì, ma in un posto che non c'è; dentro un parco, fuori da una città. Guardiamo i fantasmi e, come nella migliore tradizione, quelli ci guardano, convinti che i fantasmi siamo noi. Entriamo nei ruoli, usciamo dai destini. Non ci siamo più, dureremo per sempre. Da millenni si cerca il significato di tutto questo viavai. A Roma, specialmente di sera, si sospetta la morale sia che: "Al cavaliere nero non je devi..."