La prima cosa bella di lunedì 4 ottobre 2021 è rendere omaggio al ponte. Sempre. Quando nasce, quando resiste, quando cade. Perché ogni ponte è una storia e di quella storia è protagonista assoluto. Gli uomini che lo costruiscono, ci passano, si buttano, sono soltanto accidenti della trama, affluenti della vicenda principale che è la vita del ponte stesso.
Il ponte è il prossimo, necessario capitolo di una umanità altrimenti divisa. Se cade il ponte, la Storia si ferma, arretra e si torna sulla riva del tempo a immaginare un nuovo ponte. Il ponte è dinamica e dialettica, giacché deve unire due lati. La sua progressione è epica e corale, coinvolge vite e scelte, sabotaggi e scioperi, incidenti. Quando il ponte sorge, è soltanto l'inizio dell'avventura. Poi dalle sue arcate ci sono suicidi per disperazione e per vergogna.
Cadono gli imperi, fioriscono nuovi sistemi di Stato e di governo, l'…
La prima cosa bella di lunedì 4 ottobre 2021 è rendere omaggio al ponte. Sempre. Quando nasce, quando resiste, quando cade. Perché ogni ponte è una storia e di quella storia è protagonista assoluto. Gli uomini che lo costruiscono, ci passano, si buttano, sono soltanto accidenti della trama, affluenti della vicenda principale che è la vita del ponte stesso.
Il ponte è il prossimo, necessario capitolo di una umanità altrimenti divisa. Se cade il ponte, la Storia si ferma, arretra e si torna sulla riva del tempo a immaginare un nuovo ponte. Il ponte è dinamica e dialettica, giacché deve unire due lati. La sua progressione è epica e corale, coinvolge vite e scelte, sabotaggi e scioperi, incidenti. Quando il ponte sorge, è soltanto l'inizio dell'avventura. Poi dalle sue arcate ci sono suicidi per disperazione e per vergogna.
Cadono gli imperi, fioriscono nuovi sistemi di Stato e di governo, l'economia sostiene quando è prospera e dimentica quando è depressa. Nascono amori, come a Madison County; divampano guerre, come sul fiume Kway. Un ponte non è eterno, il filo della storia si slaccia, come a Mostar. Il crollo del ponte, a San Luis Rey come a Genova, produce determinabili effetti: la compassione per le persone e le cose, la celebrazione della resistenza. Scrive Thornton Wilder: "C'è una terra per i vivi e una per i morti, il cui ponte è appunto l'amore, l'unico sopravvissuto, l'unico significato".
Questo ponte, ora, lanciato dall'Ottocento verso il nostro secolo inaffidabile, il suo anacronistico stare, fuori da ogni contesto. Questo ponte a un suo ingresso celebrava, con pudore, dieci donne uccise dai nazisti perché rivolevano il pane. Clorinda, Italia, Esperia, Elvira, Eulalia, Elettra, Concetta, Assunta, Arialda, Silvia: ogni nome (e che nomi) un pilone per reggere l'avvenire, che non ha bisogno di un sole, ma di un ponte. Stretto, breve, suggerente cautela. Lo percorrevamo sui due lati opposti, in direzione contraria, come spie restituite al proprio destino. Ostaggi liberati che non sanno bene dove andare, finché non tornerà il ponte.