La prima cosa bella

Parlamentoscopia

Parlamentoscopia
(ansa)
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La prima cosa bella di mercoledì 3 novembre 2021 è la sala d’attesa in una clinica per esami diagnostici. Bisognerebbe trasferirci la sede del parlamento. Mi spiego. In quell’aula medica tutti sono improvvisamente (e momentaneamente) più umani. Cadono le barriere, le ostilità, gli eventuali pregressi. Mi raccontava lo scrittore egiziano Ala-al-Aswani, che di professione fa il dentista, di non aver smesso nonostante il successo perché “in prossimità del dolore la gente diventa autentica”. Affratella la tensione, il timore, ognuno augura il meglio all’altro, condivide l’esperienza e spera ci si possa serenamente rivedere fuori. Se in quella sede ci si dovesse mettere d’accordo su una cosa, qualsiasi cosa, ci vorrebbe molto poco. Nessuno considererebbe incolmabili le distanze, nessuno farebbe giochetti. Scaramanticamente, ci si comporterebbe nel migliore dei modi possibili, pensando di essere poi ricambiati dal destino. E’ lì che bisognerebbe effettuare la votazione per l’elezione del capo dello Stato. Prima di una colonscopia o gastroscopia a camere riunite. A occhio, basterebbe la prima seduta: niente calcoli, fregature, imboscate, unanimi e poi tutti alla buvette.