La prima cosa bella di lunedì 13 dicembre 2021 sono stati i 3 minuti in cui Lewis Hamilton, sconfitto, non è uscito dall'auto e ha convinto sè stesso a non spaccare tutto. Uno dei duelli più belli di sempre, deciso da una profezia che aveva poche possibilità di avverarsi: "il giro della morte", l'ultimo, soltanto per loro due, Hamilton e Verstappen. Uno davanti, l'altro con le gomme nuove. Il vantaggio apparente sovvertito dalla trascurabile necessità di un sorpasso prima del traguardo. Hamilton aveva già vinto, mancavano pochi giri e le gomme tenevano abbastanza per portarlo in fondo.
Poi è sceso dal cielo il "deus IN machina" dell'altro. Ha mandato fuori uno delle retrovie, in pista la safety car. E di nuovo, doveva solo accompagnarli al traguardo, poi no: "giro della morte". Con il destino segnato. Varstappen è passato e ha vinto. Quando Hamilton si è fermato, secondo, è immaginabile ce l'avesse a morte con le decisioni dei direttori di gara, dei suoi team manager che non gli hanno fatto cambiare le gomme quand'era possibile farlo. Poteva uscire e dare di matto. E' rimasto lì, la visiera del casco abbassata, per tre minuti come fossero tre anni, finché si è sentito capace di stringere la mano a tutti e accettare una sorte ingiusta.
Si dice sempre: conta fino a dieci. Invece: aspetta tre minuti, o tre anni. Saprai sorridere e intanto chissà: ai tuoi avversari s'incepperà il motore, svanirà l'aria che li gonfia. E tu proseguirai.
Tre minuti con Lewis
di Gabriele Romagnoli