La prima cosa bella di martedì 8 febbraio 2022 è quel che disse Giorgio Marincola a Radio Baita, all’inizio del 1945 dopo essere stato fatto prigioniero dai tedeschi. Nei giorni scorsi sono stati amplificati tanti monologhi, sul senso della nazione, sui valori, sulla patria. Nessuno al livello di quello di Giorgio, passato alla storia, per chi ricorda, come “il partigiano nero”. Era infatti nato vicino a Mogadiscio, da padre italiano e madre somala. Crebbe in Calabria e poi a Roma, dove studiò medicina. Si arruolò nelle forze britanniche, per cui organizzò attacchi ai nazisti. Venne catturato e fu condotto davanti ai microfoni di una radio con sede a Biella perché diffondesse un messaggio che invitava i partigiani alla resa. Attese che la spia rossa si accendesse e poi disse: “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo…”. Il coraggio è grazia sotto pressione. Gli saltarono addosso, interrompendo le trasmissioni. Morì il 4 maggio del 1945, ucciso dalle SS “A guerra finita” (titolo di uno spettacolo a lui dedicato da Assemblea Teatro). Disse la cosa giusta e fece la cosa giusta, quando serviva, davanti a un microfono, ma di certo non per avere popolarità.
Il monologo di Giorgio
dal nostro inviato Gabriele Romagnoli