✕

Hotel Ukraine

(afp)

Ascolta l'audio

1 minuti di lettura

La prima cosa bella di lunedì 28 febbraio 2022 è uno di quei posti che amiamo di più perché non ci possiamo andare più e forse proprio mai più: l’hotel Ukraine, per esempio. Provassero pure a sistemarci in un moderno residence in posizione centrale, con tutti i comfort. Dopo la prima notte facevamo check out lì e check in all’hotel Ukraine. Un palazzone sovietico che poteva far parte della sorellanza architettonica di Mosca. Centinaia di finestre sulla piazza Maidan, dove stavano le foto dei martiri: un paradiso per cecchini. Due rampe d’accesso su cui immaginavi scivolare auto scure che trasportavano infagottati padroni del popolo. Stanze spartane, ristoranti spogli ma con pareti da ascensione. L’uomo del controllo agli ascensori, in tutti i piani. A terra, discreta, l’insegna di un locale notturno, un tabarin frequentato da amiche di Gromiko. Pensavamo di sentire il soffio della storia, di vedere i fantasmi del passato. Non avevamo capito che, come in ogni hotel su cui puoi fare un film o scrivere una canzone, era il futuro che stavamo guardando.