La prima cosa bella

No al ruscismo

No al ruscismo
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La prima cosa bella di lunedì 25 aprile 2022 è la capacità di una parola nuova di definire un modo, un mondo e di combatterlo più di un attacco militare. Prendete, per esempio: "ruscismo". È il modo in cui gli ucraini chiamano il comportamento dei loro attuali nemici, più efficace di ogni lungo discorso. Stigmatizza la Russia come invasore che commette un'ingiustizia ricollegabile a ingiustizie passate. Afferma che i suoi capi travestono i fatti, ma soprattutto che ciò contro cui bisogna battersi, resistere, è una forma di fascismo. Se esiste il "ruscismo" non ci sono più dubbi sul fatto che si debba stare da un'altra parte: quella è la "cosa brutta", tutto il resto è il mondo delle possibilità. Diceva Hanna Arendt che in tempi di totalitarismo il meglio in cui possiamo sperare sono le cose nuove. Come una parola nuova, da diffondere per chiarire una situazione. È il fenomeno in sé ad essere affascinante, la combinazione di lettere e suoni che ha la forza di evocare una realtà e, se vogliamo crederci, addirittura di certificarla. La storia è un tranello: i russi hanno combattuto il fascismo per diventare poi "ruscisti"? Bisognerebbe ragionarci. Poi magari finirà che al prossimo talk uno griderà "ruscista" all'altro e saremo già al 26 aprile.