La prima cosa bella di lunedì 27 giugno 2022 è una sedia davanti a un tavolo vuoto in un bar trattoria della Maremma. Sulla spalliera è scritto a vernice: Savino. Inevitabilmente chiunque entri la nota e domanda: chi è Savino? Un avventore anziano si gira, un bicchiere di vino bianco in mano e racconta che Savino non c’è più. Era un cliente fisso, veniva ogni giorno per annegare i dispiaceri. La moglie lontana, il figlio con tanti problemi, il lavoro perduto. Savino sedeva spalle al bancone e guardava la porta, la strada e i campi. Raccontava, come fanno i vecchi, sempre le stesse storie. La gioventù nell’Italia del boom, le balere inventate sulle aie, un’avventura amorosa. Una vita come ce ne sono milioni, di quelle che si dimenticano in un soffio, che non aspirano alla toponomastica e che spariscono perfino dall’album di famiglia perché la famiglia non ne tiene uno. Poi, va a sapere perché, un ost…
La prima cosa bella di lunedì 27 giugno 2022 è una sedia davanti a un tavolo vuoto in un bar trattoria della Maremma. Sulla spalliera è scritto a vernice: Savino. Inevitabilmente chiunque entri la nota e domanda: chi è Savino? Un avventore anziano si gira, un bicchiere di vino bianco in mano e racconta che Savino non c’è più. Era un cliente fisso, veniva ogni giorno per annegare i dispiaceri. La moglie lontana, il figlio con tanti problemi, il lavoro perduto. Savino sedeva spalle al bancone e guardava la porta, la strada e i campi. Raccontava, come fanno i vecchi, sempre le stesse storie. La gioventù nell’Italia del boom, le balere inventate sulle aie, un’avventura amorosa. Una vita come ce ne sono milioni, di quelle che si dimenticano in un soffio, che non aspirano alla toponomastica e che spariscono perfino dall’album di famiglia perché la famiglia non ne tiene uno. Poi, va a sapere perché, un oste scrive quel nome sulla spalliera e giorno dopo giorno qualcuno entra per mangiare l’acqua cotta o una chianina alla brace, si ferma e domanda: “Chi è Savino?” e la sua vita ordinaria torna a galla.