La prima cosa bella di venerdì 9 settembre 2022 è prendere l’autobus. Credo sia l’unico modo, starci dentro, per non vedere quelle sciocchezze di pubblicità elettorali che li tappezzano, fuori. Andando in moto per le strade della città rischio continuamente di sbandare: mi taglia la strada Zingaretti che abbraccia le persone; Salvini che giura di crederci, ma neppure Dio sa in che cosa; la Meloni pronta; Conte che vuole faccia la cosa giusta. E quale sarebbe? Poi ieri ho inchiodato e non mi sono più mosso, perché visto (ri)passare Silvio Berlusconi con la faccia di trent’anni fa, il cielo azzurrino di trent’anni fa, il foglio davanti su cui disegna probabilmente sconcezze e lo stesso slogan: “Meno tasse subito”. Ti possono aver votato una volta, con quella fesseria. Dici due? Facciamo anche tre, ma son passati trent’anni e ancora lì stiamo? Non ne faccio un caso singolo. Faccioni e poi una, due, massimo tre parole. Meglio la prima repubblica: simbolo nome e una croce sopra. Auto-esplicativo. Ma davvero c’è chi si convince per quei visoni in autobus? Se è così merita di essere travolto.
Prendere l’autobus
di Gabriele Romagnoli