La prima cosa bella

La farinata col fischio

La farinata col fischio
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La prima cosa bella di venerdì 16 settembre 2022 è il ricordo di Michele, il pizzaiolo torinese che faceva la farinata con il fischio. Un pezzo di storia della città. Lo incontrai alla fine degli Anni Ottanta. Arrivai con una borsa di studio della Stampa. Di giorno al centro studi Fiat, di notte in residence, la sera fuori come da militare: con pochi soldi in tasca per cenare. C’era questo locale a Piazza Vittorio (i torinesi non vanno mai oltre i nomi di battesimo, corso Massimo altrove sarebbe D’Azeglio).

Aveva una luce forte, un banco, quattro tavoli di legno. Un posto piccolo, illuminato bene. “Da Michele”. La specialità era la farinata, che rientrava nel budget. Il suo autore, mentre la preparava, emetteva un fischio inimitabile. Ci ho passato un centinaio di sere. Ci sono tornato trent’anni dopo. Quando svoltai nella piazza riconobbi soltanto il nome sull’insegna. Era diventato un ristorante, ampio, pareti grigie, tavoli con tovaglie bianche, frotte di camerieri. Il vecchio e breve menù era in cornice.

Michele, al forno. Brizzolato, elegante, serio. A chi mi serviva chiesi, a voce abbastanza alta da arrivare lontano, “una farinata col fischio”. Michele sorrise, non so se fece finta di ricordare o se fosse un ritornello usato per tutti, ma disse: “Subito, ragazzo”. Viviamo tutti nella trappola della nostalgia: invochiamo il mutamento per poi avvertire il rimpianto. Torino era mogia. Torino è cambiata. Michele se n’è andato. Arrivederci, ragazzo.