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Il viaggio del Papa

(agf)

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La prima cosa bella di lunedì 17 ottobre 2022 è il viaggio del Papa, come lo racconta Gianfranco Rosi nel documentario In viaggio.

Non i viaggi, il viaggio. Quello che resta impresso alla fine della proiezione è il cambiamento dell’uomo che veste gli abiti del pontefice. Viaggia, è vero, per continenti e Paesi, ma lo fa soprattutto dentro sé stesso. Anno dopo anno diventa più pesante, tremante, claudicante. Lo colpiscono i volti tetri di metà dei cardinali che lo ascoltano in ogni parte del mondo; la colpa dei sacerdoti silenti a labbra strette; la fesseria delle domande che gli vengono fatte; l’impossibilità di dare una speranza alle madri detenute;  il tentato accostamento al respingente patriarca di tutte le russie; il muto colloquio con l’ayatollah iracheno.

Il suo nome, perfino le sue parole, ripetute a sproposito da cattolici della domenica, pacifisti del sabato  e ambientalisti del v…

La prima cosa bella di lunedì 17 ottobre 2022 è il viaggio del Papa, come lo racconta Gianfranco Rosi nel documentario In viaggio.

Non i viaggi, il viaggio. Quello che resta impresso alla fine della proiezione è il cambiamento dell’uomo che veste gli abiti del pontefice. Viaggia, è vero, per continenti e Paesi, ma lo fa soprattutto dentro sé stesso. Anno dopo anno diventa più pesante, tremante, claudicante. Lo colpiscono i volti tetri di metà dei cardinali che lo ascoltano in ogni parte del mondo; la colpa dei sacerdoti silenti a labbra strette; la fesseria delle domande che gli vengono fatte; l’impossibilità di dare una speranza alle madri detenute;  il tentato accostamento al respingente patriarca di tutte le russie; il muto colloquio con l’ayatollah iracheno.

Il suo nome, perfino le sue parole, ripetute a sproposito da cattolici della domenica, pacifisti del sabato  e ambientalisti del venerdì. Tirato in ballo in ogni Camera e stanza sembra vittima di una fatica che sarebbe limitato attribuire soltanto all’età. Basta oggi mettersi in connessione con il mondo per avvertire quel dispiacere. Non occorre essere capo della Chiesa, ma della sensibilità