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Barty vince ancora 

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La prima cosa bella di venerdì 13 gennaio 2023 è la scelta di Barty, Ashleigh Barty, che un anno fa, a 25 anni iniziava, per poi vincerli, gli Australian Open di tennis.

Era numero 1 al mondo e ha detto: basta così, è stato un sogno, grazie. E ha smesso. Non è arrivata ai 41 di Serena Williams, inseguendo uno slam diventato impossibile. Non è caduta nel fiume carsico della depressione di Naomi Osaka. Si è fermata sulla cima, prima australiana ad aver vinto in casa dopo 44 anni, favorita per i tornei a venire.

È tornata a casa, si è sposata, ha regalato una villa ai genitori che si erano sacrificati per farla diventare una campionessa, ha investito in sicurezza il patrimonio guadagnato. Gioca a golf, ma rifiuta ogni proposta per diventare professionista. Ha scritto un’autobiografia. Titolo: My dream Time, il mio tempo da sogno. Come se si fosse svegliata, con 24 milioni di dollari e qualche coppa sul cuscino. A…

La prima cosa bella di venerdì 13 gennaio 2023 è la scelta di Barty, Ashleigh Barty, che un anno fa, a 25 anni iniziava, per poi vincerli, gli Australian Open di tennis.

Era numero 1 al mondo e ha detto: basta così, è stato un sogno, grazie. E ha smesso. Non è arrivata ai 41 di Serena Williams, inseguendo uno slam diventato impossibile. Non è caduta nel fiume carsico della depressione di Naomi Osaka. Si è fermata sulla cima, prima australiana ad aver vinto in casa dopo 44 anni, favorita per i tornei a venire.

È tornata a casa, si è sposata, ha regalato una villa ai genitori che si erano sacrificati per farla diventare una campionessa, ha investito in sicurezza il patrimonio guadagnato. Gioca a golf, ma rifiuta ogni proposta per diventare professionista. Ha scritto un’autobiografia. Titolo: My dream Time, il mio tempo da sogno. Come se si fosse svegliata, con 24 milioni di dollari e qualche coppa sul cuscino. Abbastanza. Dà interviste in cui sembra realizzata, felice.

Ho una fascinazione per i campioni, di ogni sport o professione, che vanno via presto, sul picco. Rosberg in garage dopo il mondiale di formula uno, Lucio Battisti che sparisce, il fondatore di Google che se ne va a caccia di tramonti. Capisco quelli che non smettono mai, di giocare, scrivere, dirigere. Dicono di non saper fare altro. Il sospetto è che in quell’altro includano: vivere.