La prima cosa bella di lunedì 13 marzo 2023 è la vita di Paul Auster, scrittore americano che il destino sta rendendo nel finale drammaticamente simile a quella di Giobbe. Eppure. Negli ultimi anni, come si è letto, ha perso la nipotina, il figlio e ora la salute, entrando in quella che la moglie ha definito Cancerland. Eppure. L’esistenza di un uomo comporta un pressoché inevitabile numero di tragedie. Ci colpisce (e LO colpisce) di più quando si presentano ravvicinate. E’ solo un caso, anche se tendiamo a leggerci un segno. Resta che il percorso di Paul Auster è stato pieno di luce e grazia e che ha potuto esporle, perché ha scritto. In tutti i suoi libri c’è non solo una voce (sarebbe nient’altro che letteratura), ma anche un’anima. Ti fa percepire la mente oltre i personaggi, lo sguardo quieto e lucido sull’universo. L’alter ego di Smoke o della Stanza chiusa, l’io puro del Taccuino rosso o di Sbarcare il lunario, gli altri gentilmente rivisitati di Ho creduto che mio padre fosse Dio. Un mondo amorevolmente composto come la sua casa di Brooklyn, cose e persone su cui passerà la tempesta. “Non c’è mai abbastanza tempo per dire quello che si vorrebbe dire. Bisogna solo confidare che i nostri sentimenti siano stati riconosciuti e che ci si ricordi di noi per ciò che siamo”. Questa l’ho presa da un altro scrittore, ma credo Auster approverebbe.
Job Auster
di Gabriele Romagnoli