La prima cosa bella di giovedì 6 luglio 2023 è stata l’egemonia comunista, una barzelletta raccontata nottetempo da Walter Chiari al signor Renato Massari.
Qualche giorno fa leggo sul Corriere della Sera un’intervista con il figlio di Walter Chiari, Simone. Racconta che il padre era stato nella Decima Mas e la salutava sempre alla fine di ogni spettacolo. Aggiunge, tuttavia, che ha patito “l’egemonia comunista”.
Ogni tanto sbuca qualcuno che ricorda i tempi in cui questo fenomeno accadde. Me lo devo essere perso. Perché ricordo Walter Chiari dovunque: in tv, radio, teatro, al cinema. Ricordo anche che ai tempi dell’egemonia comunista la tv di Stato cacciava chi faceva battute azzardate sul clero o la religione, perfino sui socialisti (mi vengono i nomi di Dario Fo e Beppe Grillo, per dire). Che si censuravano film contrari alla morale o all’America (Ultimo tango a Parigi, ma anche Bordella).
Poi, sempre sul Corriere, esce una lettera di tal Renato Massari. Racconta che Walter Chiar…
La prima cosa bella di giovedì 6 luglio 2023 è stata l’egemonia comunista, una barzelletta raccontata nottetempo da Walter Chiari al signor Renato Massari.
Qualche giorno fa leggo sul Corriere della Sera un’intervista con il figlio di Walter Chiari, Simone. Racconta che il padre era stato nella Decima Mas e la salutava sempre alla fine di ogni spettacolo. Aggiunge, tuttavia, che ha patito “l’egemonia comunista”.
Ogni tanto sbuca qualcuno che ricorda i tempi in cui questo fenomeno accadde. Me lo devo essere perso. Perché ricordo Walter Chiari dovunque: in tv, radio, teatro, al cinema. Ricordo anche che ai tempi dell’egemonia comunista la tv di Stato cacciava chi faceva battute azzardate sul clero o la religione, perfino sui socialisti (mi vengono i nomi di Dario Fo e Beppe Grillo, per dire). Che si censuravano film contrari alla morale o all’America (Ultimo tango a Parigi, ma anche Bordella).
Poi, sempre sul Corriere, esce una lettera di tal Renato Massari. Racconta che Walter Chiari gli telefonava spesso, in piena notte. In realtà cercava un omonimo, il politico socialista Renato Massari. Ma, chiarito l’equivoco, ogni volta aveva una spiegazione diversa sul perché non avesse sostituito il numero di telefono con quello del Massari con cui voleva parlare. E tutto, anche questo fatto dell’egemonia comunista, è diventato comprensibile.