La prima cosa bella di martedì 25 luglio 2023 è non mangiare un hot dog da 29 dollari (più mancia e tasse, quindi 37 circa), anche se come gioco di prestigio è perfetto. Il piatto più ambito dell’estate newyorchese è diventato questo hot dog proposto nel menù di un ristorante di livello (Mischa) e creato dal suo chef (Alex Stupak). Ne parlano riviste, siti, persone. Il New York Times lo ha paragonato a un’opera di Jeff Koons. A quel punto lo porti a casa, lo piazzi su un vassoio con un coperchio trasparente e non lo mangi. Ma se lo fai? Ah, buonissimo, dicono. Suggestioni? Necessità di giustificare la scriteriata scelta? L’illusionismo è una vecchia tecnica. Dai un prezzo superiore alle cose e crederanno le valga. Non c’è bisogno della pizza di Briatore o del train food di Cracco: quando mi trasferii per la prima volta a Roma andai ad abitare di fronte a una pizzeria, a Monti. La gestivano due fratelli, credo si chiamassero Picchioni. La margherita (a fine millennio) costava 50mila li…
La prima cosa bella di martedì 25 luglio 2023 è non mangiare un hot dog da 29 dollari (più mancia e tasse, quindi 37 circa), anche se come gioco di prestigio è perfetto. Il piatto più ambito dell’estate newyorchese è diventato questo hot dog proposto nel menù di un ristorante di livello (Mischa) e creato dal suo chef (Alex Stupak). Ne parlano riviste, siti, persone. Il New York Times lo ha paragonato a un’opera di Jeff Koons. A quel punto lo porti a casa, lo piazzi su un vassoio con un coperchio trasparente e non lo mangi. Ma se lo fai? Ah, buonissimo, dicono. Suggestioni? Necessità di giustificare la scriteriata scelta? L’illusionismo è una vecchia tecnica. Dai un prezzo superiore alle cose e crederanno le valga. Non c’è bisogno della pizza di Briatore o del train food di Cracco: quando mi trasferii per la prima volta a Roma andai ad abitare di fronte a una pizzeria, a Monti. La gestivano due fratelli, credo si chiamassero Picchioni. La margherita (a fine millennio) costava 50mila lire. Non solo: si riservavano il diritto di ammettere la clientela. C’era sempre la fila e sceglievano loro chi dovesse entrare. Manager, direttori, ereditiere mi chiedevano: ma tu che abiti lì, puoi mangiare la pizza dei Picchioni? Vuoi la risposta? Cento euro.