La prima cosa bella di mercoledì 6 settembre 2023 è la frase finale della maestra di yoga alle centinaia di praticanti distesi sul prato di Bryant Park alle sette della sera. Sto andando alla metropolitana per tornare a Brooklyn e vedo questa massa che si agita, guidata da una voce soave sul palco. Mi fermo: ci sono tavolini e wi fi liberi. Con lo yoga ho un rapporto carsico. Da decenni ogni quattro o cinque anni lo riprovo, in forme diverse, prima di ricordarmi che non fa per me. Ci sono posizioni che non posso assumere. Peccato, perché mi piace arrivare alla fine. Quando il primo maestro che ho avuto abbassava le luci, suonava il sitar e parlava, mi addormentavo felice. Forse per questo non ho mai saputo che cosa dicesse. Invece stavolta ascolto: “Ringraziate voi stessi. Per esservi portati qui, aver faticato, esservi migliorati”. Ringraziate voi stessi. Non è così banale. Alla fine di una giornata, a due terzi di vita. Se vincete l’oscar o se passate una bella vacanza. Ringraziate …
La prima cosa bella di mercoledì 6 settembre 2023 è la frase finale della maestra di yoga alle centinaia di praticanti distesi sul prato di Bryant Park alle sette della sera. Sto andando alla metropolitana per tornare a Brooklyn e vedo questa massa che si agita, guidata da una voce soave sul palco. Mi fermo: ci sono tavolini e wi fi liberi. Con lo yoga ho un rapporto carsico. Da decenni ogni quattro o cinque anni lo riprovo, in forme diverse, prima di ricordarmi che non fa per me. Ci sono posizioni che non posso assumere. Peccato, perché mi piace arrivare alla fine. Quando il primo maestro che ho avuto abbassava le luci, suonava il sitar e parlava, mi addormentavo felice. Forse per questo non ho mai saputo che cosa dicesse. Invece stavolta ascolto: “Ringraziate voi stessi. Per esservi portati qui, aver faticato, esservi migliorati”. Ringraziate voi stessi. Non è così banale. Alla fine di una giornata, a due terzi di vita. Se vincete l’oscar o se passate una bella vacanza. Ringraziate voi stessi. Senza egocentrismi, ma con riconoscenza. Senza vanteria, come osservandovi da fuori. La mamma vi ha allevato, il maestro vi ha spiegato, quell’incontro è stato decisivo, chi vi sta accanto vi ha sostenuto, ma credetemi, è senza di voi che non sarebbe successo. Niente. A un’unghia, come al cervello: grazie.