La prima cosa bella di venerdì 8 settembre 2023 sono le torri di luce che già si levano nel cielo di New York a pochi giorni dall’anniversario dell’attentato del 2001. Ho sempre pensato siano il modo migliore per ricordare quel che accadde, la più degna sostituzione delle torri cadute. Tutto quel che hanno costruito sul posto, la Freedom Tower, il museo, le fontane con i nomi delle vittime, l’Oculus di Calatrava, è bello, ma è troppo. E’ distraente. Dice che solo che il vuoto viene riempito. E lo sappiamo. Quelle torri di luce dicono invece che qualcosa resta, anche se non si potrà toccare, avvicinare, non si potrà fare altro che guardare e sentire. Un’esistenza impalpabile, ma presente, basta alzare gli occhi (o chiuderli) e c’è. E’ bello che non abbiano aspettato l’11 per accendere quelle torri, ma la cosa più bella è che, a differenza delle torri che c’erano, queste che sempre saranno sfidano il postulato di Euclide, sono rette parallele che proseguendo s’incontrano, giacché ogni c…
La prima cosa bella di venerdì 8 settembre 2023 sono le torri di luce che già si levano nel cielo di New York a pochi giorni dall’anniversario dell’attentato del 2001. Ho sempre pensato siano il modo migliore per ricordare quel che accadde, la più degna sostituzione delle torri cadute. Tutto quel che hanno costruito sul posto, la Freedom Tower, il museo, le fontane con i nomi delle vittime, l’Oculus di Calatrava, è bello, ma è troppo. E’ distraente. Dice che solo che il vuoto viene riempito. E lo sappiamo. Quelle torri di luce dicono invece che qualcosa resta, anche se non si potrà toccare, avvicinare, non si potrà fare altro che guardare e sentire. Un’esistenza impalpabile, ma presente, basta alzare gli occhi (o chiuderli) e c’è. E’ bello che non abbiano aspettato l’11 per accendere quelle torri, ma la cosa più bella è che, a differenza delle torri che c’erano, queste che sempre saranno sfidano il postulato di Euclide, sono rette parallele che proseguendo s’incontrano, giacché ogni cosa è possibile in un mondo inimmaginabile.