Questa stagione
di Gabriele RomagnoliLa prima cosa bella di martedì 12 settembre 2023 è il sottile filo di inquietudine che collega una stagione di Antonio Vivaldi a un quadro di Ed Ruscha. Se siete come me, sfiniti da questa lunga estate, dovreste ascoltare l’Inverno di Vivaldi. Ero in una chiesa sconsacrata di Brooklyn, illuminata da centinaia di candele. Sul palco un quartetto d’archi. Prima di eseguire, il primo violino ha annunciato: “Ora sentirete scendere i fiocchi di neve, poi il gorgo della bufera e infine il gelo”. Ed è esattamente quel che è accaduto: il potere delle note ha trascinato la platea lontana da questo caldo che ci avvolge da mesi, verso una nuova, immaginata stagione. Era una sensazione piacevole, a cui abbandonarsi. Poi la superficie si è increspata, si è strappato qualcosa. Ho ripensato a un quadro di Ed Ruscha visto nel pomeriggio al MoMa: un paesaggio idilliaco al tramonto. E sopra, la scritta: “La musica dai balconi vicina era sovrastata da episodici atti di violenza”. È così che la realtà entra nella fantasia e non puoi tenere gli occhi chiusi, né salvarti con la musica.