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L’ospedale fantasma

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La prima cosa bella di lunedì 2 ottobre 2023 è la storia dell’ospedale fantasma che tuttavia curò la malattia, giudicata incurabile, di un uomo anziano. Quest’uomo era stato un importante architetto. Poi, come inevitabile, l’età lo aveva tradito e aveva perso molte delle sue qualità intellettuali e altre ne sarebbe andato perdendo.

Suo figlio, che viveva oltreoceano, mi racconta adesso che una sola cosa ancora ne risvegliava l’attenzione: il suo lavoro, i progetti che sognava di fare. Allora il figlio prese a telefonargli più spesso, quasi ogni giorno. E per avvincerlo gli raccontò che la fondazione per cui lavorava a Boston aveva comprato un ospedale in Italia. Aggiunse il nome di una città lontana da quella del padre, perché non potesse verificare.

Disse che avrebbero dovuto ristrutturarlo, ammodernarlo, rendervi il soggiorno più piacevole. Chiese consiglio. Il padre si infervorò. A ogni telefonata suggeriva idee nuove per padiglioni e stanze. Un giorno il figlio tornò in Italia e…

La prima cosa bella di lunedì 2 ottobre 2023 è la storia dell’ospedale fantasma che tuttavia curò la malattia, giudicata incurabile, di un uomo anziano. Quest’uomo era stato un importante architetto. Poi, come inevitabile, l’età lo aveva tradito e aveva perso molte delle sue qualità intellettuali e altre ne sarebbe andato perdendo.

Suo figlio, che viveva oltreoceano, mi racconta adesso che una sola cosa ancora ne risvegliava l’attenzione: il suo lavoro, i progetti che sognava di fare. Allora il figlio prese a telefonargli più spesso, quasi ogni giorno. E per avvincerlo gli raccontò che la fondazione per cui lavorava a Boston aveva comprato un ospedale in Italia. Aggiunse il nome di una città lontana da quella del padre, perché non potesse verificare.

Disse che avrebbero dovuto ristrutturarlo, ammodernarlo, rendervi il soggiorno più piacevole. Chiese consiglio. Il padre si infervorò. A ogni telefonata suggeriva idee nuove per padiglioni e stanze. Un giorno il figlio tornò in Italia e andò a trovarlo. “Porta con te i disegni dell’ospedale”, si raccomandò il padre. Arrivato a casa, prima di incontrarlo, sfilò un vecchio progetto dalla biblioteca e glielo mise sul tavolo. Era suo, ma il padre non lo riconobbe. Scosse il capo: “Tutto sbagliato”. E con una matita rossa corresse, corresse.

Finché, di botto, scoppiò a ridere. Il figlio non seppe mai se in un istante di lucidità avesse capito o se fosse semplicemente felice di perdersi in quell’ospedale che non c’era e dove vagavano insieme.

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