La prima cosa bella di giovedì 26 ottobre 2023 è l’errore giudiziario sventato in extremis, che ripara a un’inchiesta dalla mira sbagliata. E come deve sentirsi chi viene rilasciato. Negli ultimi giorni ne sono capitate tante (troppe?) di storie così. I presunti giovani violentatori di due ragazze sul treno che, è venuto fuori dopo due anni, non erano neppure su quel treno, neppure in quella località. Il presunto stupratore di sessant’anni il cui Dna, si scopre dopo tre anni ci carcerazione, non corrisponde a quello trovato sulla vittima. Escono, tornano a casa, rinascono. Lasciamo perdere i nomi, la provenienza, il possibile pregiudizio. Conta quella sensazione: il sollievo così difficile da immaginare se non l’hai mai provato. Come se il medico ti dicesse: abbiamo sbagliato cartella, invertito due lastre, non stai morendo. Come se venisse fuori che tutto quel casino era un fotomontaggio, un video creato dall’intelligenza artificiale, quelle cose non sono mai state dette, o fatte. Gi…
La prima cosa bella di giovedì 26 ottobre 2023 è l’errore giudiziario sventato in extremis, che ripara a un’inchiesta dalla mira sbagliata. E come deve sentirsi chi viene rilasciato. Negli ultimi giorni ne sono capitate tante (troppe?) di storie così. I presunti giovani violentatori di due ragazze sul treno che, è venuto fuori dopo due anni, non erano neppure su quel treno, neppure in quella località. Il presunto stupratore di sessant’anni il cui Dna, si scopre dopo tre anni ci carcerazione, non corrisponde a quello trovato sulla vittima. Escono, tornano a casa, rinascono. Lasciamo perdere i nomi, la provenienza, il possibile pregiudizio. Conta quella sensazione: il sollievo così difficile da immaginare se non l’hai mai provato. Come se il medico ti dicesse: abbiamo sbagliato cartella, invertito due lastre, non stai morendo. Come se venisse fuori che tutto quel casino era un fotomontaggio, un video creato dall’intelligenza artificiale, quelle cose non sono mai state dette, o fatte. Giorni, anni terribili, per arrivare a quella liberazione. A quella festa che senza la sofferenza a precederla non sarebbe accaduta mai. A quella felicità esplosiva, violenta, unica. Varrebbe quasi la pena. Ma soltanto quasi.