La prima cosa bella

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Senza etichetta

Senza etichetta
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La prima cosa bella di martedì 7 novembre 2023 è riuscire a venir fuori dal personaggio che ti è stato cucito addosso, qualunque cosa bella o brutta gli sia accaduta.

Lo pensavo guardando la miniserie Tutta la luce che non vediamo, su Netflix. A un certo punto della storia, a Saint Malo, sbuca Hugh Laurie. Il dottor House. Fa la parte di un francese. Porta barba e baffoni. Gilet e cardigan. Ha il trauma da combattente della Grande Guerra. Non zoppica, va in moto. Fa la Resistenza. Insegna la vita alla radio, di notte.

Non si salva. Eppure pensi: è il dottor House. Magari travestito, magari in un mondo parallelo, ma è il dottor House. Non è soltanto una cosa da attori. È il nostro destino. Il ‘labelling approach’, la teoria dell’etichetta, di un criminologo che ci ha scattato la prima fotografia e poi l’ha distribuita. Rincontriamo il bullo della classe e manco si fosse fatto prete crederemmo abbia un cuore. L’avrà fatto per le note ragioni.

Siamo prigionieri nella cornice del primo tempo, la ripresa è spesso soltanto una proiezione. Ci vuole uno sforzo enorme, di fantasia e di coraggio, per uscirne. Senza baffi e con la propria lingua madre. Senza neppure spostarsi da casa. Togliersi l’etichetta è uno strappo, va via un pezzo di faccia, ma a volte regala un altro pezzo di vita.

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