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Party, no party

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La prima cosa bella di lunedì 11 dicembre 2023 è la maniera immersiva di leggere un libro. Per esempio Truman Capote e il party del secolo, di Deborah Davis edito da Accento. È il racconto del famoso ballo in bianco e nero organizzato dallo scrittore al Plaza di New York il 28 novembre 1966, che ridefinì l’idea stessa di “festa”. C’erano tutta l’alta società e la gente più interessante della capitale culturale d’America, persone di ogni rango purché notevoli, una lista caotica che portò tutti a parlare con tutti.

Ora, io non sarei mai stato invitato a niente del genere e se lo fossi stato non ci sarei andato. Il quorum di ogni mia festa è: due. Ma ho visto più cose leggendole che prendendone parte. Non so dirvi come sia il libro, ma so come lo leggerò: una sera del fine settimana estrarrò dall’armadio lo smoking blu notte (si potrà pur barare col nero), la camicia bianca e il papillon di velluto.

Metterò la compilation delle canzoni di Frank Sinatra, uno degli invitati, mi siederò i…

La prima cosa bella di lunedì 11 dicembre 2023 è la maniera immersiva di leggere un libro. Per esempio Truman Capote e il party del secolo, di Deborah Davis edito da Accento. È il racconto del famoso ballo in bianco e nero organizzato dallo scrittore al Plaza di New York il 28 novembre 1966, che ridefinì l’idea stessa di “festa”. C’erano tutta l’alta società e la gente più interessante della capitale culturale d’America, persone di ogni rango purché notevoli, una lista caotica che portò tutti a parlare con tutti.

Ora, io non sarei mai stato invitato a niente del genere e se lo fossi stato non ci sarei andato. Il quorum di ogni mia festa è: due. Ma ho visto più cose leggendole che prendendone parte. Non so dirvi come sia il libro, ma so come lo leggerò: una sera del fine settimana estrarrò dall’armadio lo smoking blu notte (si potrà pur barare col nero), la camicia bianca e il papillon di velluto.

Metterò la compilation delle canzoni di Frank Sinatra, uno degli invitati, mi siederò in poltrona e farò l’alba, il mattino se necessario, di pagina in pagina. Entrerò di soppiatto, saluterò gli unici due presenti che abbia conosciuto (Gianni Agnelli e S.I. Newhouse, per averli avuti come editore), mi bloccherò davanti a John Steinbeck e Philip Roth. E ancora una volta, grazie alle parole di qualcun altro, sarò dove non sarei stato mai.

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