La prima cosa bella di martedì 23 gennaio 2024 è la reazione che suscita nel pubblico la visione del film di Wim Wenders Perfect Days: 123 minuti di viaggio nell’utopia.
Non è poi così strano che questo piccolo film silente, con pochi attori e tanta colonna sonora, sia un caso. Concede al pubblico un desiderio diffuso, o forse sarebbe più giusto dire un’illusione: quella di concedersi una vita a parte. Un’esistenza analogica, sganciata dalla necessità di essere come tutti, essenziale, fatta di pochi gesti scelti, ripetuti, assaporati.
Leggere William Faulkner la sera prima di dormire e smettere appena viene sonno, fotografare lo stesso albero amico ogni giorno nelle stagioni e negli anni e soprattutto pulire e ripulire con attenzione il mondo e sé stessi. Qualcosa di monacale: la stanza che contiene soltanto le cose necessarie e amate, il materasso ripiegato, la lampada a terra, gli stessi vestiti, l’ascolto attento della musica senza sovrapporci l’azione distraente.
Sì, sì, davver…
La prima cosa bella di martedì 23 gennaio 2024 è la reazione che suscita nel pubblico la visione del film di Wim Wenders Perfect Days: 123 minuti di viaggio nell’utopia.
Non è poi così strano che questo piccolo film silente, con pochi attori e tanta colonna sonora, sia un caso. Concede al pubblico un desiderio diffuso, o forse sarebbe più giusto dire un’illusione: quella di concedersi una vita a parte. Un’esistenza analogica, sganciata dalla necessità di essere come tutti, essenziale, fatta di pochi gesti scelti, ripetuti, assaporati.
Leggere William Faulkner la sera prima di dormire e smettere appena viene sonno, fotografare lo stesso albero amico ogni giorno nelle stagioni e negli anni e soprattutto pulire e ripulire con attenzione il mondo e sé stessi. Qualcosa di monacale: la stanza che contiene soltanto le cose necessarie e amate, il materasso ripiegato, la lampada a terra, gli stessi vestiti, l’ascolto attento della musica senza sovrapporci l’azione distraente.
Sì, sì, davvero sarebbe bello vivere così, bello come un bagno caldo da cui uscire rinati. Senti il pensiero nella sala buia, come una nuvola chiara su cento teste. Poi si esce e tutti riaccendono subito il cellulare, parlano del piumino in saldo, indossano le loro vite imperfette, dopo due ore trascorse “pensando di essere un altro, una persona migliore”.