La prima cosa bella di lunedì 29 gennaio 2024 è chiamarsi fuori. Vogliono il monopolio delle poltrone per fare una nuova narrazione? Che problema c’è? Meno sedie e più idee. Si ha l’impressione di una confusione tra fare cultura e gestire reti televisive, teatri, mostre d’arte. Non sempre le cose coincidono e averle fatte diventare sinonimi è stato un guaio.
Alla fine diventava una corsa: pronti ai posti? Via! Sarà un caso se poi si rinfacciano gli stipendi? Ripeto: e che problema c’è? Facciano pure le fiction su D’Annunzio, le mostre su Tolkien, si prendano il teatro comunale e la direzione infotainment.
Sarebbe tempo di abbandonare le poltrone e mettersi scomodi. Inventare qualcosa che non sia già visto.
Non contrapporre specchi a queste brutture. Ci sono stati momenti magici per l’arte e sono nati in clandestinità, nell’underground, sperimentando senza porsi il problema degli ascolti, delle vendite, dei followers. Per riscrivere la storia futura bisogna tornare in cantina e da l…
La prima cosa bella di lunedì 29 gennaio 2024 è chiamarsi fuori. Vogliono il monopolio delle poltrone per fare una nuova narrazione? Che problema c’è? Meno sedie e più idee. Si ha l’impressione di una confusione tra fare cultura e gestire reti televisive, teatri, mostre d’arte. Non sempre le cose coincidono e averle fatte diventare sinonimi è stato un guaio.
Alla fine diventava una corsa: pronti ai posti? Via! Sarà un caso se poi si rinfacciano gli stipendi? Ripeto: e che problema c’è? Facciano pure le fiction su D’Annunzio, le mostre su Tolkien, si prendano il teatro comunale e la direzione infotainment.
Sarebbe tempo di abbandonare le poltrone e mettersi scomodi. Inventare qualcosa che non sia già visto.
Non contrapporre specchi a queste brutture. Ci sono stati momenti magici per l’arte e sono nati in clandestinità, nell’underground, sperimentando senza porsi il problema degli ascolti, delle vendite, dei followers. Per riscrivere la storia futura bisogna tornare in cantina e da lì risalire.