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Quando siamo re

(agf)

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La prima cosa bella di giovedì 8 febbraio 2024 sono gli uomini nella sala d’attesa dell’ambulatorio di un urologo, regalmente assisi in attesa di un verdetto. Capita anche a me, a scadenze irregolari, di sedermi da loro e condividerne gli atteggiamenti. Più o meno. Fin da piccolo ho la tendenza a esorcizzare. A 12 anni entrai in una sala operatoria cantando: “Son contento di morire, ma mi dispiace; mi dispiace di morire ma son contento”. E l’altro giorno, con gli auricolari ben inseriti, ascoltavo Billie Ellish sussurrare: “Everybody dies: surprise, surprise”. Ognuno si fa coraggio come sa.

Invece gli altri guardavano lo schermo dei cellulari, ma senza scorrere o digitare, tutti alla stessa pagina. Leggevano di Re Carlo e dei sui inguinali malanni. Con tutta evidenza li confortava l’intervento della livella, la considerazione che in fondo, o meglio al fondo, un sovrano è come chiunque di noi, passa per esami (digitali o magnetici), vive sollievi e disappunti e un giorno: surprise, su…

La prima cosa bella di giovedì 8 febbraio 2024 sono gli uomini nella sala d’attesa dell’ambulatorio di un urologo, regalmente assisi in attesa di un verdetto. Capita anche a me, a scadenze irregolari, di sedermi da loro e condividerne gli atteggiamenti. Più o meno. Fin da piccolo ho la tendenza a esorcizzare. A 12 anni entrai in una sala operatoria cantando: “Son contento di morire, ma mi dispiace; mi dispiace di morire ma son contento”. E l’altro giorno, con gli auricolari ben inseriti, ascoltavo Billie Ellish sussurrare: “Everybody dies: surprise, surprise”. Ognuno si fa coraggio come sa.

Invece gli altri guardavano lo schermo dei cellulari, ma senza scorrere o digitare, tutti alla stessa pagina. Leggevano di Re Carlo e dei sui inguinali malanni. Con tutta evidenza li confortava l’intervento della livella, la considerazione che in fondo, o meglio al fondo, un sovrano è come chiunque di noi, passa per esami (digitali o magnetici), vive sollievi e disappunti e un giorno: surprise, surprise. Quel che sfugge in questi casi è spesso il rovesciamento della prospettiva: se il re è come noi, noi siamo re. Non dei, come cantava Lucio Dalla, ma mortalmente re. Re da morire. Re da vivere.

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