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Dimmi chi era Kant

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La prima cosa bella di lunedì 22 aprile 2024 è il trecentesimo compleanno del filosofo Immanuel Kant, che sarebbe ora di raccontare diversamente. L’insegnamento venuto dal liceo era un po’ come una partita di cui si montino gli highlight sbagliati: fasi di stanca invece di gol e gran parate. Di lui si ricorda la vita abitudinaria, il superamento della metafisica dogmatica, le misteriose forme a priori, le accuse postume di razzismo e sessismo. Restava fuori il cuore pulsante, la straziante intenzione dell’umanità di non limitarsi a essere determinata dal mondo, dal destino, ma di volerli determinare; il solco, forse incolmabile, ma proviamoci, tra la vita come è e come dovrebbe essere. La differenza tra vivere per il piacere o per la giustizia. Come ha scritto il New York Times: “Il suo pensiero è la risposta a chi sostiene che siamo indifesi nei confronti della nostra natura e possiamo essere soddisfatti con pane e circensi (o cioccolate artigianali e l’ultimo IPhone), giacché se que…

La prima cosa bella di lunedì 22 aprile 2024 è il trecentesimo compleanno del filosofo Immanuel Kant, che sarebbe ora di raccontare diversamente. L’insegnamento venuto dal liceo era un po’ come una partita di cui si montino gli highlight sbagliati: fasi di stanca invece di gol e gran parate. Di lui si ricorda la vita abitudinaria, il superamento della metafisica dogmatica, le misteriose forme a priori, le accuse postume di razzismo e sessismo. Restava fuori il cuore pulsante, la straziante intenzione dell’umanità di non limitarsi a essere determinata dal mondo, dal destino, ma di volerli determinare; il solco, forse incolmabile, ma proviamoci, tra la vita come è e come dovrebbe essere. La differenza tra vivere per il piacere o per la giustizia. Come ha scritto il New York Times: “Il suo pensiero è la risposta a chi sostiene che siamo indifesi nei confronti della nostra natura e possiamo essere soddisfatti con pane e circensi (o cioccolate artigianali e l’ultimo IPhone), giacché se questo fosse vero un dispotismo benevolo sarebbe la miglior forma di governo”. Sono secoli che Kant ce lo ricorda invano: la ragione non è uno strumento di potere, ma di liberazione.

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