La prima cosa bella di martedì 21 maggio 2024 è la signora Ciampo, gentilissima traduttrice dall’italiano all’italiano per le strade di Bologna. Accade che mio padre, anziano combattente, abbia deciso di comprarsi un nuovo cellulare, di quelli con i tasti enormi e l’audio amplificato. E che di ritorno dal supermercato dove l’ha attivato provi a chiamarmi. Rispondo. Lui urla: “Chi è?”, benché dovrebbe averne idea, avendo fatto il mio numero. Cerco di farmi capire, ma invano: non sente. A quel punto sbuca una voce di donna che dice: “Pronto?”. Penso sia la sua assistente, ma lei, un po’ frastornata, precisa: “Guardi, io passavo per strada e questo signore mi ha dato il suo telefono, che cosa ci devo dire?”. “Che sono suo figlio”. “È suo figlio”. “Bene! Come sta?” “Vuol sapere come sta”. “Sto bene, grazie”.
È abbastanza surreale. Chi passasse penserebbe la signora stesse traducendo da un’altra lingua a quel tipo con il deambulatore. Invece: dall’italiano all’italiano. Più parliamo e più…
La prima cosa bella di martedì 21 maggio 2024 è la signora Ciampo, gentilissima traduttrice dall’italiano all’italiano per le strade di Bologna. Accade che mio padre, anziano combattente, abbia deciso di comprarsi un nuovo cellulare, di quelli con i tasti enormi e l’audio amplificato. E che di ritorno dal supermercato dove l’ha attivato provi a chiamarmi. Rispondo. Lui urla: “Chi è?”, benché dovrebbe averne idea, avendo fatto il mio numero. Cerco di farmi capire, ma invano: non sente. A quel punto sbuca una voce di donna che dice: “Pronto?”. Penso sia la sua assistente, ma lei, un po’ frastornata, precisa: “Guardi, io passavo per strada e questo signore mi ha dato il suo telefono, che cosa ci devo dire?”. “Che sono suo figlio”. “È suo figlio”. “Bene! Come sta?” “Vuol sapere come sta”. “Sto bene, grazie”.
È abbastanza surreale. Chi passasse penserebbe la signora stesse traducendo da un’altra lingua a quel tipo con il deambulatore. Invece: dall’italiano all’italiano. Più parliamo e più la scena mi diventa familiare. La signora sta riempiendo un vuoto, fa da tramite come faceva mia madre. Per cui vado avanti nel dialogo, e mio padre pure. Finché domando: “Vai alla festa Champions?” e lei traduce: “Va alla festa della signora Ciampo?”. Mio padre esita poi mi fa sapere: “Se m’invita…”.