Le 6 e 10 p.m.
di Romagnoli GabrieleLa prima cosa bella di giovedì 29 agosto 2024 è quella sensazione in testa e nella gola che si prova leggendo l’alcolico libro di Lawrence Osborne, Santi e bevitori. Benché sottotitolato Viaggio in terre astemie.
Osborne è un grande esploratore: di luoghi e sessualità, ma soprattutto di bar, “quel deposito di ricordi gi gente comune che sarà dimenticata”. Se gli togli il bicchiere si sente “un ciarlatano sottoposto alla macchina della verità”. Cerca, come molti, quella corrente nelle vene che ti fa stare eretto a una cena in piedi (finché crolli), sopportare gli altri (finché ne vale la pena) e raccontare per la millesima volta lo stesso aneddoto (parendo perfino a te che sia inedito).
Consiglio di leggerlo intorno alle sei e dieci di sera. Più d’uno avrà capito perché. È l’ora d’oro, non soltanto quando il sole comincia a tramontare. È il dopo-pasto dei bevitori di caffè, la mezzanotte degli allupati. È il sentore di qualcosa che ancora non c’è, la gamba dell’amputato in attesa di …
La prima cosa bella di giovedì 29 agosto 2024 è quella sensazione in testa e nella gola che si prova leggendo l’alcolico libro di Lawrence Osborne, Santi e bevitori. Benché sottotitolato Viaggio in terre astemie.
Osborne è un grande esploratore: di luoghi e sessualità, ma soprattutto di bar, “quel deposito di ricordi gi gente comune che sarà dimenticata”. Se gli togli il bicchiere si sente “un ciarlatano sottoposto alla macchina della verità”. Cerca, come molti, quella corrente nelle vene che ti fa stare eretto a una cena in piedi (finché crolli), sopportare gli altri (finché ne vale la pena) e raccontare per la millesima volta lo stesso aneddoto (parendo perfino a te che sia inedito).
Consiglio di leggerlo intorno alle sei e dieci di sera. Più d’uno avrà capito perché. È l’ora d’oro, non soltanto quando il sole comincia a tramontare. È il dopo-pasto dei bevitori di caffè, la mezzanotte degli allupati. È il sentore di qualcosa che ancora non c’è, la gamba dell’amputato in attesa di protesi. La voglia di scoprirsi, anche davanti a sé stessi, ma senza specchi. È l’ora fuori orario in cui Osborne scende al bar del suo albergo con troppe stelle, le vede brillare sul carrello dei liquori, ordina un gin tonic e ci entra, come in una piscina. Un tuffo nella luce, poi si continua a nuotare.