Il ghost writer
di Gabriele RomagnoliLa prima cosa bella di martedì 1 ottobre 2024 è il ghost writer, quello che scrive per conto terzi e non firma. Ci pensavo leggendo un romanzo americano a più voci, voci famose, nel quale però nessuno degli autori si attribuisce la propria parte. Fantasmi. Quanta vanità è subentrata in letteratura e giornalismo, invece, e quanto a volte i lettori hanno un pregiudizio già prima di cominciare a leggere.
Il ghost è un gran bel mestiere, come fare il burattinaio o il king maker. L’ombra è una patria. So di che cosa parlo. Molti anni fa sono stato un ghost. Decina di tesi di laurea, poi una dozzina di guide turistiche (la metà di posti dove non sono stato né prima, né durante, né poi), articoli di giornale, racconti, un memoir e un giallo.
Ci si affrancava dall’esito, senza rimpianti. Essere riconosciuti? Più un pericolo che un piacere. La faccia può bastare sulla carta d’identità. Quasi quasi ricomincio, non so se c’è ancora mercato. Devo chiederlo a quello che, da anni, scrive quel che firmo io.