Non restare a guardare
La prima cosa bella di giovedì 3 ottobre 2024 è non restare a guardare, a futura memoria. C’è questo film, ora su Netflix, per il quale avevo sempre avuto diffidenza. E invece. Si intitola E noi come stronzi rimanemmo a guardare, di Pif e con Fabio De Luigi. Il titolo viene dalla frase pronunciata da un uomo che immagina il futuro come parabola discendente di questo già discutibile presente e sostiene che il peggio sarà ammettere che noi come stronzi rimanemmo a guardare.
A guardare la degenerazione, l’isolamento, la diseguaglianza, il furto legalizzato delle identità, lo svilimento e la sostituzione dell’intelligenza, l’omologazione. Guardare, accettare, sottomettersi. Non è più aria di sollevazioni collettive, durano il tempo di un selfie di massa. Resta lo spazio per la dissidenza individuale.
Per premere il tasto rifiuta tutto. Per non seguire la scaletta dello spettacolo unico (dal dissing al pissing). Per fare somma e ribaltare l’inerzia di una partita dal risultato soltanto a…
La prima cosa bella di giovedì 3 ottobre 2024 è non restare a guardare, a futura memoria. C’è questo film, ora su Netflix, per il quale avevo sempre avuto diffidenza. E invece. Si intitola E noi come stronzi rimanemmo a guardare, di Pif e con Fabio De Luigi. Il titolo viene dalla frase pronunciata da un uomo che immagina il futuro come parabola discendente di questo già discutibile presente e sostiene che il peggio sarà ammettere che noi come stronzi rimanemmo a guardare.
A guardare la degenerazione, l’isolamento, la diseguaglianza, il furto legalizzato delle identità, lo svilimento e la sostituzione dell’intelligenza, l’omologazione. Guardare, accettare, sottomettersi. Non è più aria di sollevazioni collettive, durano il tempo di un selfie di massa. Resta lo spazio per la dissidenza individuale.
Per premere il tasto rifiuta tutto. Per non seguire la scaletta dello spettacolo unico (dal dissing al pissing). Per fare somma e ribaltare l’inerzia di una partita dal risultato soltanto apparentemente segnato.