Thanksgiving in Kuwait
di Gabriele RomagnoliLa prima cosa bella di giovedì 28 novembre 2024 è festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Kuwait. Un europeo adotta una tradizione americana e la vive in un Paese arabo. In questo tempo in cui, indotti dalla propaganda e dalla paura, ci si aggrappa all’identità, provare sollievo nel contenere moltitudini, fare mondi e attraversarli a occhi aperti.
Così, dall’albergo vicino alla Grande Moschea sul lungomare di Kuwait City, uscire e percorrere le poche centinaia di metri che separano (sono sempre brevi, in realtà, le distanze) dal ristorante Little Ruby’s, una catena da America profonda. Cenare alla 4 di pomeriggio con tre militari in mimetica, un expat con la faccia da Cia dietro gli occhiali rotondi, un paio di inconsapevoli indigeni. Scartare il tacchino, brindare con l’aranciata. E dire, anche stavolta, anche qui, grazie: per la vastità della Terra, il privilegio dell’esperienza e il tempo, tutto il tempo concesso.
Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, Ringraziamento con chi…
La prima cosa bella di giovedì 28 novembre 2024 è festeggiare il Giorno del Ringraziamento in Kuwait. Un europeo adotta una tradizione americana e la vive in un Paese arabo. In questo tempo in cui, indotti dalla propaganda e dalla paura, ci si aggrappa all’identità, provare sollievo nel contenere moltitudini, fare mondi e attraversarli a occhi aperti.
Così, dall’albergo vicino alla Grande Moschea sul lungomare di Kuwait City, uscire e percorrere le poche centinaia di metri che separano (sono sempre brevi, in realtà, le distanze) dal ristorante Little Ruby’s, una catena da America profonda. Cenare alla 4 di pomeriggio con tre militari in mimetica, un expat con la faccia da Cia dietro gli occhiali rotondi, un paio di inconsapevoli indigeni. Scartare il tacchino, brindare con l’aranciata. E dire, anche stavolta, anche qui, grazie: per la vastità della Terra, il privilegio dell’esperienza e il tempo, tutto il tempo concesso.
Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, Ringraziamento con chiunque.