È stato l'esordio de "La scuola siamo noi", questa rubrica. Lo scorso 6 aprile. Avevamo raccontato la storia di un concorso universitario al Dipartimento di studi greco-latini (e italiani e scenico-musicali) dell'Università La Sapienza di Roma. Vinse un assegno per un ricerca di Letteratura contemporanea (del valore di 16.138 euro lordi) Elisa Donzelli, giovane allieva (e presto avremmo scoperto cocca) della professoressa di Letteratura italiana contemporanea, Biancamaria Frabotta. La docente tutor era ed è, oltreché ordinaria di peso del Dipartimento, una femminista storica e una poetessa-saggista-critico letterario della factory Donzelli, casa editrice nota e progressista. Un'autrice, ecco, che con l'editore Carmine Donzelli aveva già pubblicato tre opere: due nel 2001 e una terza, "Quartetto per masse e voce sola", nel 2009.
Bene, la "ricercatrice figlia di" - premiata dal Dipartimento e dalla Frabotta per un lavoro su Caproni, Sereni e Char corrispondente per filo e per segno al titolo individuato per l'assegno di ricerca - la scorsa primavera ci scrisse una lunga lettera di difesa. La si può trovare cliccando sull'indice della rubrica. Oggi scopriamo che, dopo la nostra rubrica, ripresa da Marcello Veneziani sul Giornale e Oliviero Beha su RaiTre, di quel concorso di italianistica ha deciso di occuparsi la Procura di Roma. Il pm Anna Maria Cordova ha infatti aperto un'inchiesta "contro ignoti" ipotizzando il reato di truffa e violenza privata. E sì, violenza privata, perché il "concorso Donzelli" ha avuto un'appendice spiacevole.
La dottoranda Arianna Fioravanti, che a quel concorso non partecipò, a borsa di studio assegnata decise di alzare la voce scontrandosi "de visu" con la professoressa Frabotta. La Fioravanti accusò la docente di aver manipolato il concorso ricevendo in risposta un fulminante "o hai piena fiducia in me o lasci il dottorato", condito da un rimbrotto politico poiché nella giornata delle donne contro Berlusconi la dottoranda non aveva portato la sciarpa bianca richiesta: "Sai, viviamo in uno stato fascista", tuonò chiudendo la Frabotta. Dopo lo scontro la Fioravanti ha chiesto di cambiare tutor scrivendo una lettera al coordinatore del dottorato, Amedeo Quondam. Non ricevendo risposta, ha inviato una seconda lettera a tre siti internet.
La pm Cordova, per la sua inchiesta ha già sentito come testimone il professor Renzo Bragantini (l'unico che si è opposto alla cacciata della Fioravanti dal dottorato) e sta valutando le eventuali responsabilità della Frabotta, di due componenti della commissione esaminatrice, Beatrice Alfonzetti e Novella Bellucci, del direttore del Dipartimento, Leopoldo Gamberale. Tra l'altro, la Cordova ha deciso di mettere a fascicolo alcuni articoli usciti successivamente sul Giornale di Lettere e Filosofia a proposito di una doppia influenza di un professore di Italianistica su un secondo concorso alla Sapienza e un altro ancora all'Università di Macerata. Secondo gli studenti, i protetti del potente docente sarebbero diventati ricercatore a Roma il primo e professore associato a Macerata l'altro (quest'ultimo poi è rientrato alla Sapienza). Su tutti e tre i concorsi la Procura, martedì, deciderà se archiviare o rinviare a giudizio.
Bene, la "ricercatrice figlia di" - premiata dal Dipartimento e dalla Frabotta per un lavoro su Caproni, Sereni e Char corrispondente per filo e per segno al titolo individuato per l'assegno di ricerca - la scorsa primavera ci scrisse una lunga lettera di difesa. La si può trovare cliccando sull'indice della rubrica. Oggi scopriamo che, dopo la nostra rubrica, ripresa da Marcello Veneziani sul Giornale e Oliviero Beha su RaiTre, di quel concorso di italianistica ha deciso di occuparsi la Procura di Roma. Il pm Anna Maria Cordova ha infatti aperto un'inchiesta "contro ignoti" ipotizzando il reato di truffa e violenza privata. E sì, violenza privata, perché il "concorso Donzelli" ha avuto un'appendice spiacevole.
La dottoranda Arianna Fioravanti, che a quel concorso non partecipò, a borsa di studio assegnata decise di alzare la voce scontrandosi "de visu" con la professoressa Frabotta. La Fioravanti accusò la docente di aver manipolato il concorso ricevendo in risposta un fulminante "o hai piena fiducia in me o lasci il dottorato", condito da un rimbrotto politico poiché nella giornata delle donne contro Berlusconi la dottoranda non aveva portato la sciarpa bianca richiesta: "Sai, viviamo in uno stato fascista", tuonò chiudendo la Frabotta. Dopo lo scontro la Fioravanti ha chiesto di cambiare tutor scrivendo una lettera al coordinatore del dottorato, Amedeo Quondam. Non ricevendo risposta, ha inviato una seconda lettera a tre siti internet.
La pm Cordova, per la sua inchiesta ha già sentito come testimone il professor Renzo Bragantini (l'unico che si è opposto alla cacciata della Fioravanti dal dottorato) e sta valutando le eventuali responsabilità della Frabotta, di due componenti della commissione esaminatrice, Beatrice Alfonzetti e Novella Bellucci, del direttore del Dipartimento, Leopoldo Gamberale. Tra l'altro, la Cordova ha deciso di mettere a fascicolo alcuni articoli usciti successivamente sul Giornale di Lettere e Filosofia a proposito di una doppia influenza di un professore di Italianistica su un secondo concorso alla Sapienza e un altro ancora all'Università di Macerata. Secondo gli studenti, i protetti del potente docente sarebbero diventati ricercatore a Roma il primo e professore associato a Macerata l'altro (quest'ultimo poi è rientrato alla Sapienza). Su tutti e tre i concorsi la Procura, martedì, deciderà se archiviare o rinviare a giudizio.