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"Profumo lasci la poltrona del Cnr"

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Il primo petardo lanciato sul percorso netto fin qui realizzato da Francesco Profumo, ministro dell'Istruzione iperattivo e desideroso di gettare la scuola, l'università e la ricerca nel futuro, arriva dalle mani dei sindacati. Due sindacati confederali, Cgil e Cisl per l'occasione uniti, e due organizzazioni di categoria, l'Atam (università-ricerca) e l'Anpri (università), hanno fimato un comunicato in cui chiedono a Profumo, "nell'attuale situazione di crisi e di instabilità globale", di liberare la scrivania della presidenza del Consiglio nazionale della ricerca, sua dallo scorso agosto grazie alla nomina di Mariastella Gelmini.

In tre mesi il Cnr ha vissuto due cambi di vertici, per approdare poi  - dal 16 novembre scorso, quando Profumo è stato investito come ministro della Repubblica - a una situazione di congelamento. Profumo, infatti, si è autosospeso e ha affidato il giudizio sulla sua compatibilità all'Antitrust. Diverse componenti della ricerca non hanno accettato la formalizzazione di uno stallo e ora i sindacati rendono pubblico il loro sentiment ravvisando "una generale esigenza di normalità" anche nel "mondo degli enti pubblici di ricerca". In particolare, al Cnr.

Dicono i sindacati: "La stabilità del sistema è una delle condizioni necessarie affinché ricerca e innovazione possano giocare un ruolo positivo per lo sviluppo e la crescita del paese. E' fondamentale il ruolo che ha il Cnr, ente che si approssima alla fase finale di un percorso di riordino che lo ha esposto a un transitorio durato fin troppo a lungo". L'addio del ministro si è fatto "improcrastinabile". Sarà lui, poi, in tempi brevissimi a fare le nuove nomine.

Pantaleo Corvino, segretario della Cgil scuola, è stato fin dall'inizio critico con il neoministro. Di lui, alla fine degli incontri ottenuti  - "in ritardo" - , ha definito il limite delle proposte mostrando ostilità nei confronti del Concorsone pubblico per docenti annunciato da Profumo per il 2012. Nessuna tregua post-gelminiana, il Cnr è già campo di battaglia.